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Home » Tasse non pagate, così il Fisco stanerà gli evasori con i dati delle fatture elettroniche
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Tasse non pagate, così il Fisco stanerà gli evasori con i dati delle fatture elettroniche

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 4, 20264 min di lettura
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Tasse non pagate, così il Fisco stanerà gli evasori con i dati delle fatture elettroniche

Il Fisco punta a giocare d’anticipo con i contribuenti che non saldano il conto delle cartelle esattoriali. La spinta propulsiva a migliorare il tasso di precisione dei pignoramenti presso terzi arriva dall’ultima manovra, che mette a disposizione dell’agente pubblico della riscossione i 2,5 miliardi di fatture elettroniche presenti nei database dell’agenzia delle Entrate. Una procedura che dovrà essere ingegnerizzata con un provvedimento del direttore dell’Agenzia Vincenzo Carbone e su cui, dopo la priorità legata alla messa a punto dei nuovi modelli di adesione alla rottamazione quinquies, si sta già lavorando per definire tutti i passaggi. E questo anche se la legge di Bilancio concede 90 giorni di tempo ossia fino a tutto marzo.

I crediti commerciali

L’obiettivo è chiaro: andare a colpire i crediti commerciali vantati dai debitori morosi con la riscossione. A questo servono i dati delle fatture elettroniche: sapere quanti pagamenti attende di incassare il contribuente in debito con il Fisco, così da intercettarli e bloccarli in anticipo. È questo il vero passo in avanti che potrà fare l’amministrazione finanziaria con la possibilità di disporre di una base dati molto ampia e capillare come quella della fattura elettronica. Un patrimonio composto per il 55% di operazioni tra attività economiche (B2B), per il 44% verso consumatori finali (B2C) e per il solo 1% verso strutture delle pubbliche amministrazioni (B2G).

Lo scambio di dati

Ma come funzionerà il meccanismo? L’agenzia delle Entrate metterà a disposizione di quella della riscossione i dati della somma dei corrispettivi delle fatture, emesse nel semestre precedente dai debitori iscritti a ruolo (tra i quali sono compresi i debitori di somme derivanti da accertamenti esecutivi o avvisi di addebito affidati in riscossione ad agenzia delle entrate Riscossione), ma anche dai loro coobbligati nei confronti di uno stesso acquirente o committente. In pratica un’estensione dell’attuale perimetro di utilizzabilità dei dati della fattura elettronica in chiave antievasione finora consentito solo alla Guardia di Finanza nell’assolvimento delle funzioni di polizia economica, all’agenzia delle Entrate e sempre alle Fiamme gialle per le attività di analisi del rischio e di controllo a fini fiscali e all’agenzia delle Dogane e dei Monopoli per le attività di vigilanza e di controllo ai confini e di tutela del made in Italy. Ma per la riscossione arriverà – attraverso la “mediazione” delle Entrate – un pacchetto di informazioni semestrali. Non ci sarà comunque nessuna “pesca a strascico”. Le informazioni acquisite, infatti, dovranno essere elaborate e utilizzate in modo chirurgico per colpire l’evasione derivante dai mancati pagamenti dei debiti iscritti a ruolo e soprattutto i contribuenti con un elevato rischio di frode.

A colpo sicuro

Un input per utilizzare il pignoramento presso terzi un po’ più a colpo sicuro. Le ultime cifre disponibili parlano di 600mila pignoramenti nel 2024 che hanno portato a incassi complessivi per 1,3 miliardi. Eppure guardando alla relazione tecnica della manovra solo il 22,3% (poco meno di un quarto) delle procedure eseguite è stato efficacia portando a un valore medio di recuperi di 10.500 euro. Non a caso la relazione tecnica ipotizza che con il nuovo sistema si potrà ottenere un effetto leva portando l’indice di efficacia al 44,6%, ossia esattamente il doppio. La stima è costruita in modo prudenziale, ipotizzando che questo recupero di performance si possa ottenere sul 10% dei pignoramenti eseguiti. Questo dovrebbe consentire, a partire dal 2027 alla luce dei tempi di rodaggio del nuovo meccanismo, un miglioramento dell’impatto della riscossione da ruoli per 140 milioni di euro annui (80 per i tributi erariali come, ad esempio, l’Irpef o l’Ires, 40 milioni per i contributi previdenziali e i restanti 20 per i crediti di altri enti affidati alla riscossione). Perché tutto questo avvenga diventa centrale l’analisi di rischio che potrà essere sviluppata attraverso il nuovo patrimonio informativo che sarà messo a disposizione della Riscossione, perché dovrà essere in grado di individuare dove sono le maggiori probabilità di portare a segno l’attività di recupero in presenza di crediti commerciali vantati dal debitore della riscossione.

La spinta

Una misura che era stata caldeggiata anche nella relazione della commissione ministeriale per l’analisi dello smaltimento del magazzino monstre della riscossione, in cui era stato evidenziata, tra l’altro, la necessità di mettere a disposizione del concessionario pubblico «i dati della fatturazione elettronica per avviare procedure mirate di pignoramento dei crediti da rapporti commerciali intrattenuti dal soggetto debitore con soggetti terzi». Un consiglio che, a differenza di quanto accaduto con i dati della Superanagrafe dei conti correnti (politicamente molto meno digeribile dall’elettorato della maggioranza), il legislatore ha deciso di prendere in considerazione.

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