L’epidemia di Ebola che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo (Rdc) è diventata la più letale nella storia del Paese, con oltre 2.300 decessi registrati, secondo l’ultimo bilancio pubblicato lunedì dalle autorità congolesi.
L’attuale focolaio ha causato 2.325 decessi su 4.945 casi confermati, superando l’epidemia del 2018-2020 nella parte orientale della Rdc, che aveva provocato 2.299 decessi su 3.381 casi confermati, secondo questi dati.
Come evidenziato dalle Nazioni Unite, si tratta dell’epidemia di Ebola “a più rapida crescita mai registrata” e sta uccidendo una persona ogni 30 minuti nella Rdc.
Responsabile dell’ondata di casi è il virus Bundibugyo per il quale non esiste un vaccino o una cura specifica. L’infezione si diffonde attraverso il contatto con i fluidi corporei e causa una febbre emorragica. Quando l’epidemia – la 17esima di Ebola nella Rdc – è stata dichiarata il 15 maggio si ritiene che fosse già in corsao da diverse settimane. Il bilancio aggiornato diffuso dalle autorità congolesi segnala ora 2.325 morti su 4.945 casi confermati. L’epidemia ha colpito le aree del nord e dell’est del Paese, dove la presenza dello Stato è debole, le infrastrutture sanitarie sono in gran parte carenti e numerosi gruppi armati imperversano da decenni.
Secondo i dati dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità), il precedente focolaio registrato nella Rdc tra il 2018 e il 2020 era finora considerato il più letale nella storia del Paese, con 2.299 decessi su 3.381 casi confermati. Numeri adesso superati dall’ultimo bollettino dell’epidemia attualmente in corso. Mentre la più grave epidemia di Ebola nella storia dell’Africa occidentale resta quella che si è verificata tra il 2013 e il 2016, con oltre 11.300 morti, principalmente in Liberia, Sierra Leone e Guinea. Adesso nella Rdc è una corsa contro il tempo per fermare il virus. La scorsa settimana l’Oms ha espresso la speranza di invertire la diffusione della malattia entro tre mesi.
Epicentro di questo focolaio è stata la provincia nord-orientale di Ituri, devastata dal conflitto, e il contagio si è poi diffuso in altre cinque province di questo vasto Paese dell’Africa centrale con oltre 100 milioni di abitanti. A Bunia, capoluogo della provincia di Ituri, dove si è registrato il maggior numero di casi, le misure di contrasto rimangono scarse. E’ stata data disposizione ai commercianti di installare postazioni per il lavaggio delle mani davanti ai negozi, ma i clienti continuano ad affollare i mercati ignorando le misure di protezione, come constatato da un corrispondente dell’Afp. “Il coinvolgimento della comunità nella risposta all’epidemia è ancora troppo debole”, ha dichiarato Mohamed Janabi, direttore regionale dell’Oms per l’Africa. Oltre il 70% delle persone muore sul territorio e non nelle strutture sanitarie, ha aggiunto.










