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Home » Violenza, una malattia da curare. Nasce la “Carta di Padova” per la gestione sanitaria degli abusi
Salute

Violenza, una malattia da curare. Nasce la “Carta di Padova” per la gestione sanitaria degli abusi

Sala StampaDi Sala StampaGennaio 20, 20263 min di lettura
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Violenza, una malattia da curare. Nasce la “Carta di Padova” per la gestione sanitaria degli abusi

Lividi, ferite, cicatrici visibili ma molto spesso invisibili. La violenza è un “veleno” che altera il DNA, sconvolge il sistema nervoso e si tramanda, quasi fosse contagiosa, di generazione in generazione. Insomma, una malattia e, come tale, va curata. 

Per questo è necessario trasformare il modo in cui la Sanità affronta il tema della violenza, che sia frutto di maltrattamento tra coetanei a scuola, tra due adulti all’interno delle mura domestiche o dovuto ad atteggiamenti di negligenza, abbandono e trascuratezza delle persone più fragili.

A proporre uno strumento concreto per rafforzare l’impegno della società civile di fronte a un fenomeno in crescita è un gruppo di scienziati e accademici che hanno messo a punto un documento programmatico, a cui è stato dato il nome di “Carta di Padova” che nasce dall’impulso tra Università di Padova e Azienda Ospedale/Università di Padova, un approccio operativo, medico e scientifico nei casi di persone vittime di violenza.

La “Carta di Padova 2026 – verso un approccio sanitario integrato alla violenza” è un documento che nasce dalla ricerca universitaria applicata al lavoro clinico dei medici.   “L’approccio clinico a individui esposti a violenza – si legge in uno dei passaggi chiave del documento – richiede un bagaglio di conoscenze culturali, professionali, esperienziali e relazionali, sostenuto da un solido impianto etico e deontologico. Costitutivo è il rapporto con la medicina legale, le forze dell’ordine e la magistratura, oltre che le realtà psicosociali operanti sul territorio, che rende necessario l’avere competenze di alto profilo specialistico e la conoscenza di specifiche procedure normative”. 

In concreto l’università si impegna a inserire moduli dedicati all’approccio sanitario integrato alla violenza nei corsi di laurea di Medicina e Chirurgia e delle Professioni Sanitarie, nei curriculum delle Scuole di specializzazione di Area medica e nei Master dedicati. Nel documento inoltre si chiede alle istituzioni territoriali di includere nei Piani sanitari nazionali e regionali indirizzi di politica sanitaria e programmi operativi specifici sulla violenza come tema di salute pubblica.

“La Carta di Padova 2026 rappresenta un appello alla partecipazione, alla responsabilità e all’azione – si legge in conclusione del documento – Si chiede al mondo della sanità, della formazione, della ricerca e della programmazione pubblica di affiancarsi, per quanto di competenza, alle realtà della società civile impegnate nel contrasto alla violenza. Riconoscere l’approccio sanitario integrato alla violenza significa dare forma scientifica e politica a una necessità reale di salute pubblica, che consiste in prevenire, curare e restituire dignità alla persona e alla collettività”.

“La violenza è un’entità nosologica complessa”, spiega Giorgio Perilongo, professore di Pediatria dell’Università di Padova e portavoce degli autori del documento. “Presenta, infatti, caratteristiche biologiche e cliniche precise”, aggiunge. La violenza non è fatta solo di traumi fisici, ma anche di alterazioni profonde dell’asse dello stress. In sostanza, alza i livelli di stress e fa reagire i nostri meccanismi metabolici ed endocrinologici.

La violenza, poi, è “contagiosa” ed ereditaria: spesso chi abusa è stato a sua volta vittima. La violenza può diffondersi nei nuclei familiari come un fenomeno relazionale. E anche gli esordi possono essere subdoli. Anzi, spesso, i segnali sono aspecifici — come una deflessione del tono dell’umore o un rallentamento dello sviluppo — e richiedono diagnosi precoci e “di precisione”.

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