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Home » Se l’ipertensione viene dall’acqua che bevi: gli effetti dell’acqua a maggior contenuto di sale
Salute

Se l’ipertensione viene dall’acqua che bevi: gli effetti dell’acqua a maggior contenuto di sale

Sala StampaDi Sala StampaGennaio 30, 20264 min di lettura
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Se l’ipertensione viene dall’acqua che bevi:  gli effetti dell’acqua a maggior contenuto di sale

Il pericolo per la salute può nascondersi anche dove meno ce lo si aspetta, come bere un bicchiere d’acqua di rubinetto. Un gesto automatico e del tutto innocente, che potrebbe nascondere un’insidia. Spoiler: non si parla di acqua sporca o contaminata. Ma di qualcosa di insospettabile: il sale. Un nuovo studio internazionale, pubblicato su BMJ Global Health fa scattare un nuovo campanello d’allarme: bere acqua a elevata salinità si associa a un aumento della pressione arteriosa e dunque negli anni a un possibile aumento del rischio cardiovascolare. Un rischio per nulla trascurabile, anzi, secondo gli autori paragonabile a quello della sedentarietà.

Lo studio

A suggerirlo è questa nuova metanalisi che ha preso in esame i risultati di 27 studi osservazionali condotti su 74mila persone in 7 Paesi diversi. Il messaggio: le persone che consumano acqua potabile più “salata” presentano in media un aumento di pressione sistolica di 3,22 mmHg e di diastolica di 2,82 mmHg. Può sembrare una cosa trascurabile, ma non lo è né a livello del singolo (per ogni aumento di 5 mmHg di sistolica, il rischio di mortalità aumenta del 10%), né tanto meno a livello di comunità dove il rischio ipertensione, nelle comunità che bevono acqua troppo ricca di sale, risulta aumentato del 26%. Un livello di rischio per nulla trascurabile, paragonabile – ricordano gli autori – a quello della scarsa attività fisica che aumenta la probabilità di ipertensione del 15-25%. Insomma, proiettata su larga scala, l’acqua del rubinetto un po’ troppo sapida rischia di trasformarsi in un problema di sanità pubblica.

Più a rischio il Sud del mondo

Il problema è particolarmente evidente nelle aree costiere dei Paesi a basso o medio reddito, dove le falde d’acqua dolce vengono facilmente a contatto con l’acqua marina e dove l’accesso a sistemi di depurazione avanzati è limitato. Negli Usa insomma l’effetto “acqua di rubinetto salata” è decisamente meno impattante che nelle aree costiere del Bangladesh. L’innalzamento del livello del mare, l’erosione delle coste e lo sfruttamento intensivo delle risorse idriche danno tutti un contributo importante al fenomeno. Per il resto, che il sale in eccesso (di qualunque provenienza) contribuisca a innalzare i livelli pressori è cosa nota da tempo, forse perché provoca una maggior rigidità delle arterie, o riduce la produzione di ossido nitrico (potente vasodilatatore prodotto dalle cellule del rivestimento interno dei vasi), o per un’eccessiva attivazione del sistema nervoso simpatico. Un eccesso di sodio in circolo insomma, comunque la si veda, è uno stress test per il sistema cardiovascolare.

Insomma si configura un nuovo fattore di rischio e non una tempesta in un bicchiere d’acqua, anche se non ancora “attenzionata” dall’Organizzazione mondiale della Sanità, che infatti a oggi non dà alcuna indicazione circa il limite massimo accettabile di sodio nell’acqua potabile. Al momento, l’unica protezione viene dalle papille gustative: sopra i 200 mg/litro di sale, l’acqua ha un sapore orribile e la gente si guarda bene dal berla.

Cibo primo “imputato”

Gli autori dello studio dimostrano tutto il loro buon senso quando ricordano che la principale fonte di sodio resta comunque il cibo, o meglio il cibo ‘non vero’ per dirla con le ultime Linee Guida Dietetiche per gli Americani, cioè gli alimenti ultra-processati, il cibo industriale ultra-trasformato (e ultra-salato). D’altronde, nei contesti ad elevata salinità, anche l’acqua può dare un contributo importante all’assunzione totale di sodio quotidiana. Saranno necessarie ulteriori ricerche per esaminare le connessioni con infarti e ictus e per definire strategie idonee a controbilanciare gli effetti dell’eccessiva salinità da acqua di rubinetto, soprattutto nelle aree costiere, le più vulnerabili all’impatto dei cambiamenti climatici. Ma il take home message è chiaro: anche quello che diamo per scontato e salutare, come un bicchiere d’acqua, può nascondere delle insidie e impattare alla lunga sulla nostra salute.

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