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Home » Dal payback alla dipendenza da India e Cina: “Difenderemo il farmaco made in Italy”
Salute

Dal payback alla dipendenza da India e Cina: “Difenderemo il farmaco made in Italy”

Sala StampaDi Sala StampaAprile 9, 20264 min di lettura
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Dal payback alla dipendenza da India e Cina: “Difenderemo il farmaco made in Italy”

“Mitigare il payback” che pagano le aziende farmaceutiche per rendere più attrattivo il nostro Paese e lavorare per non essere più “dipendenti da Cina e India” su principi attivi ed eccipienti, le preziose materie prime con cui si producono i farmaci, con l’Italia tra i Paesi leader nella produzione ma troppo esposta sulle forniture dall’estero. Per migliorare l’accesso ai farmaci in Italia “bisogna intervenire sulla governance di carattere legislativo che dia un quadro chiaro e con il Testo unico sulla legislazione farmaceutica noi vogliamo perimetrare tutto questo”, assicura il Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato durante l’incontro “Dialoghi sull’innovazione accessibile – Innovaction”, promosso da Gsk e Adnkronos a Roma e realizzato con il patrocinio di Farmindustria e dedicato all’innovazione in ambito sanitario. “L’intenzione – assicura Gemmato – è mettere in sicurezza la nostra straordinaria filiera del farmaco che è cresciuta, siamo primissimi in Ue. Se difendiamo questo settore difendiamo il diritto alla salute dei cittadini che possiamo curare bene e meglio”.

Gemmato: riportare le materie prime in Italia

La “deadline” per approvare il Testo unico sulla legislazione farmaceutica ora all’esame del Parlamento è dicembre 2026, il termine entro il quale dovranno essere approvati i decreti attuativi che dovranno ridisegnare la governance della farmaceutica intervenendo tra le altre cose sul payback che pagano le aziende e l’attrazione degli investimenti. “Attualmente siamo nella fase di audizione degli stakeholders al Senato e poi la delega passerà alla Camera. Siamo nei tempi e poi ci saranno i decreti attuativi”, avverte il sottosegretario Gemmato. “Nel Testo unico ci saranno diverse cose, ad esempio l’80% dei principi attivi che servono per allestire farmaci salvavita oggi vengono prodotti in Cina e in India. Se dovessimo avere un incidente diplomatico – ipotizza Gemmato – con questi Paesi o se banalmente dovessero smettere di inviarci prinicipi attivi in Italia, noi avremmo l’orizzonte di qualche settimana per curare gli italiani e dopo rimarremo senza farmaci. Ci stiamo abituando al fatto che le guerre si combattono anche sfruttando l’energia, in chiave geopolitica la farmaceutica è un ambito da difendere e il nostro Governo si sta proponendo proprio di riappropriarsi di questo settore dove l’Italia ha una grande storia. Vogliamo far in modo che in Italia non avvenga solo l’ultima linea dell’allestimento dei farmaci complessi ma che vi sia anche la produzione di principi attivi ed eccipienti”.

La farmaceutica tra i settori trainanti

Rendere l’innovazione accessibile non è solo una scelta sanitaria: è una leva economica, industriale e geopolitica secondo uno dei messaggi emersi dall’evento promosso da Adnkronos e Gsk, In Europa, l’economia della salute – riferisce una nota – genera 1,5 trilioni di euro di valore aggiunto e contribuisce al 3,3% del Pil continentale. Sul fronte dell’innovazione, la spesa farmaceutica in Ricerca & Sviluppo raggiunge 55 miliardi di euro, con l’Europa tra i principali poli di investimento: Regno Unito (10,2 mld), Germania (9,9 mld), Svizzera (9,2 mld) e Italia (2,0 mld). In questo scenario, l’Italia si conferma un player di primo piano: è seconda in Europa dopo la Germania, con 411 aziende e 56 miliardi di valore di produzione, e un impatto occupazionale complessivo che arriva a 950mila addetti. Un settore, dunque, che non riguarda solo la sanità: riguarda la traiettoria di sviluppo del Paese. Anche perché – come ricordato nel corso dei lavori – 1 euro investito in salute genera tra 2 e 4 euro di ritorno in Pil: investire in salute significa investire nel Sistema Paese.

“La Ue consideri prevenzione e terapie avanzate come investimento”

“Considerando anche l’invecchiamento della nostra popolazione, dal punto di vista del Sistema sanitario nazionale la maggior urgenza è trovare delle risorse per l’innovazione. In realtà è quello che abbiamo fatto sin dall’inizio” come ministero “stabilendo un record per quanto riguarda il fondo sanitario nazionale, in questi 3 anni, soprattutto con l’ultima legge di bilancio. Ma le risorse da sole non bastano, bisogna accompagnarle a modelli organizzativi e gestionali che permettano di destinare le stesse ai fabbisogni reali”, sottolinea Francesco Saverio Mennini, capo dipartimento Programmazione, dispositivi medici, farmaco e politiche in favore del Ssn, ministero della Salute. “Per il ministero della salute, ma soprattutto per il nostro Paese, la prevenzione è un asset fondamentale – sottolinea Mennini – Una buona parte di queste risorse le abbiamo utilizzate per incrementare, per la prima volta dalla nascita del Sistema sanitario nazionale, la quota obbligatoria da destinare alla prevenzione di ogni regione. Sempre in quest’ottica, anche per garantire maggiori investimenti – prosegue – stiamo proponendo, a livello di comunità europea, insieme al Mef, proprio come hanno fatto altri paesi, che alcune voci della spesa vengano trasformate in investimento. Le principali? Prevenzione, immunizzazione, terapie avanzate. Speriamo vengano accolte anche a livello di contabilità europea, permettendoci così di liberare delle risorse importanti da poter destinare, sempre nell’interesse dei pazienti, all’interno del sistema sanitario” conclude.

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