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Home » Gli Stati Uniti preleveranno 172 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche
Economia

Gli Stati Uniti preleveranno 172 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche

Sala StampaDi Sala StampaMarzo 12, 20263 min di lettura
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Gli Stati Uniti preleveranno 172 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche

Seduta debole sui mercati finanziari dove continuano a preoccupare gli sviluppi del conflitto in Medio Oriente. I titoli di Stato hanno sofferto quanto le Borse, in parallelo con la ripresa della corsa del petrolio e del gas che alimenta i timori di effetti sull’inflazione e sulle politica dei tassi delle banche centrali. 

A dominare la scena è stato ancora il greggio: il Wti texano che è tornato sopra gli 87 dollari al barile e il Brent del Mare del Nord è schizzato oltre i 92 dollari. A poco è servita la mossa d’emergenza dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (Aie) di rilasciare 400 milioni di barili dalle riserve strategiche. La misura è stata accolta dagli investitori con qualche scetticismo e giudicata poco più che una tregua temporanea in un contesto ormai compromesso. L’attenzione è rimasta puntata sullo Stretto di Hormuz, di fatto bloccato. Nel corso della giornata a peggiorare il clima è stata prima la segnalazione che tre navi nello Stretto e nel Golfo Persico erano state colpite. Poi sono arrivate le minacce da Teheran secondo cui il greggio salirà a 200 dollari al barile anche perché ogni nave verso Stati Uniti, Israele e i loro alleati è ormai un obiettivo dell’Iran. In sintonia con i prezzi del petrolio è cresciuto il prezzo del gas e il Ttf ad Amsterdam si è portato a ridosso dei 50 euro al megawattora (+5,48% a 49,99). 

Le Borse europee hanno tutte perso terreno. Francoforte ha indossato la maglia nera (-1,37%), Parigi ha contenuto la perdita allo 0,19% e Milano ha segnato un ribasso dello 0,95%. Si sono mossi in controtendenza solo Eni (+1,99%), in sintonia con gli altri gruppi petroliferi, e pochi altri come Mediobanca (+2,13%) e Mps (+1,22%), allineatesi al concambio. Wall Street ha invece oscillato dopo i dati sull’inflazione – relativi a febbraio quindi prima dello scoppio del conflitto in Medio Oriente – in linea con la attese. L’idea più diffusa è ormai che la Fed nella migliore delle ipotesi non taglierà i tassi più di una volta quest’anno e che la Bce potrebbe già alzarli. Di queste scommesse hanno risentito i titoli di Stato a partire dai Treasuries americani con il rendimento della scadenza decennale salito al 4,2%. Stesso discorso per il Bund tedesco al 2,92% e il Btp italiano al 3,66%: lo spread è così aumentato a 76,3 punti base. Si è rafforzato poi il dollaro con l’euro ormai trattato a 1,157 biglietti verdi. Il marginale ribasso l’oro che si mantiene comunque intorno a 5.165 dollari l’oncia.

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