Rafforzamento della struttura societaria (con il ritorno del 100% delle quote azionarie in mano alla famiglia Cester), consolidamento all’estero e ampliamento della gamma di prodotto. Cesar Cucine, storico marcio di cucine di alta gamma fondato nel 1969 a Pramaggiore (Venezia) da Sante Cester, accelera il percorso di managerializzazione e crescita avviato circa un decennio fa con l’apertura del capitale a un socio esterno, Michele Dalla Libera, che ha guidato la società assieme alla ceo e amministratrice unica Gina Cester, fino alla sua scomparsa lo scorso dicembre.
Da qui la necessità di un rapido ma scrupoloso riassetto: «La proprietà è tornata integralmente nelle mani della mia famiglia, poiché Dalla Libera ha lasciato a me le sue quote per volontà testamentaria. Ma la linea strategica intrapresa non cambia», spiega Gina Cester. Lo conferma la nomina, operativa dallo scorso 2 marzo, di un nuovo direttore generale, Maurizio Vianello, che aiuterà a portare avanti il processo di riorganizzazione interna e crescita.
«Cesar è un’azienda storica che negli ultimi dieci anni ha fatto un percorso importante di sviluppo, sostenuto da investimenti impressionanti in tecnologia e processi produttivi. Credo che oggi sia una delle realtà più avanzate nel settore», dice il manager. Sono stati investiti circa 8,5 milioni di euro nello sviluppo della produzione e in tecnologie, di cui 7 milioni in macchinari e 1,5 milioni in digitalizzazione e integrazione dei processi produttivi. Anche dal punto di vista del brand e del prodotto, la società ha investito per rafforzare il proprio posizionamento nell’alto di gamma.
Oggi Cesar è una realtà con 140 dipendenti e un fatturato di 37,4 milioni (dato 2024, sostanzialmente stabile nel 2025), generato per il 60% all’estero, una percentuale molto elevata rispetto alla media del settore delle cucine. «Esportiamo prevalentemente in Europa, per il 30%, e in Nord America, per il 15%», aggiunge Cester. L’obiettivo è consolidare la presenza internazionale, senza trascurare l’Italia, che rimane fondamentale nelle strategie di crescita, come dimostra l’importante investimento in corso sul negozio di Milano.
«Partiamo da una buona base – dice il direttore generale –: abbiamo cinque flagship store, a Milano, Miami, Parigi, Seul e Toronto; 14 negozi monomarca e una rete distributiva in oltre 40 Paesi. Continueremo la diversificazione dei mercati, investendo in negozi flagship e monomarca, che garantiscono una migliore riconoscibilità del marchio, ma anche nel rafforzamento del contract in alcuni mercati strategici».









