La partita tra UniCredit e Commerzbank entra in una nuova fase. La banca italiana ha deciso di lanciare un’offerta pubblica volontaria di scambio per superare la soglia del 30% del capitale dell’istituto tedesco, rafforzando ulteriormente una presenza costruita negli ultimi mesi con acquisti progressivi sul mercato.
UniCredit aveva fatto un ingresso a sorpresa nel capitale di Commerzbank nel settembre 2024, approfittando della riduzione della partecipazione dello Stato tedesco. Da allora l’istituto milanese ha aumentato gradualmente la propria quota fino a diventare il principale azionista della banca tedesca, con circa il 26% detenuto direttamente e un ulteriore 4% attraverso strumenti derivati. Nel marzo 2025 la Banca Centrale Europea aveva autorizzato UniCredit ad aumentare la propria partecipazione fino a circa il 30%.
L’operazione annunciata ora mira proprio a superare quella soglia, senza tuttavia arrivare al controllo della banca, che richiederebbe il superamento del 50% del capitale. Il superamento del limite del 30% consentirebbe a UniCredit di evitare di dover costantemente riequilibrare la propria partecipazione per restare sotto la soglia prevista dalle normative, soprattutto alla luce del programma di riacquisto di azioni proprie avviato da Commerzbank. Allo stesso tempo permetterebbe all’istituto italiano di incrementare in futuro la propria quota sul mercato con maggiore flessibilità.
Secondo le indicazioni preliminari della banca italiana, il concambio potrebbe essere pari a 0,485 azioni UniCredit per ogni azione Commerzbank, equivalente a circa 30,8 euro per azione dell’istituto tedesco e a un premio di circa il 4% rispetto alle quotazioni registrate il 13 marzo. Il rapporto definitivo sarà comunque determinato dall’autorità di vigilanza tedesca, la BaFin.
“Sebbene l’offerta sia sul 100% del capitale per via della legge tedesca alla quale non possiamo sottrarci, l’aspettativa legata ai termini dell’offerta è di non raggiungere il controllo”, ha spiegato l’amministratore delegato di UniCredit, Andrea Orcel. Secondo diversi analisti l’operazione avrebbe l’obiettivo di rafforzare la posizione negoziale della banca italiana in vista di possibili sviluppi industriali futuri.
Il progetto, il cui valore complessivo è stimato intorno ai 35 miliardi di euro, si scontra tuttavia con una forte opposizione politica e sindacale in Germania. Il governo tedesco ha sempre guardato con scetticismo alle mosse di UniCredit, considerate poco coordinate con Berlino. Il cancelliere Friedrich Merz ha definito in passato “inaccettabili” le iniziative della banca italiana in una lettera inviata ai dipendenti di Commerzbank.
Lo Stato tedesco, che durante la crisi finanziaria del 2008 intervenne con ingenti risorse pubbliche per salvare l’istituto dal collasso, mantiene ancora una partecipazione di circa il 12% nel capitale e ha più volte ribadito l’intenzione di preservare l’indipendenza della banca.
Anche il management di Commerzbank, guidato dall’amministratrice delegata Bettina Orlopp, ha difeso con decisione l’autonomia dell’istituto. Sul fronte sociale, i sindacati temono che una possibile integrazione possa portare a tagli occupazionali e hanno già annunciato una forte opposizione all’operazione, con possibili proteste in vista dell’assemblea degli azionisti prevista per il 20 maggio.
Un atteggiamento più prudente è arrivato invece dal presidente dell’Assia, Boris Rhein. Il Land dove ha sede Commerzbank ha fatto sapere di voler “valutare la nuova situazione con mente aperta e senso di responsabilità”, sottolineando tuttavia che gli interessi dei dipendenti e dei clienti della banca dovranno essere adeguatamente considerati.
Il caso UniCredit-Commerzbank si inserisce inoltre in un dibattito più ampio sull’integrazione finanziaria europea. Da anni economisti e operatori del settore sostengono la necessità di creare gruppi bancari paneuropei di dimensioni sufficienti per competere con i grandi istituti statunitensi. Tuttavia, quando operazioni di consolidamento coinvolgono banche considerate strategiche a livello nazionale, i governi finiscono spesso a opporsi per questioni di consenso interno.
Commerzbank, in particolare, è considerata uno dei pilastri del finanziamento alle piccole e medie imprese tedesche, il cosiddetto Mittelstand, che rappresenta la spina dorsale dell’economia del Paese. Proprio questo ruolo rende politicamente delicata qualsiasi operazione che comporti la perdita di autonomia e di controllo su un così importante strumento di politica industriale.











