Ci sono investimenti per 50 milioni di euro a sostegno del progetto di Ancona Capitale italiana della Cultura 2028, il cui titolo è stato assegnato oggi 18 marzo dal ministro della Cultura Alessandro Giuli su suggerimento della giuria presieduta da Davide Maria Desavio, che ha giudicato «eccellente» il dossier presentato dalla città capoluogo delle Marche.
Altri 7 milioni verranno spesi per il programma di eventi previsti, con un milione che arriverà dal Mic e gli altri sei da risorse comunali e, soprattutto, dai contributi privati. «A noi interessano gli investimenti duraturi, che sono capaci di dare una prospettiva alla città», spiega il sindaco Daniele Silvetti, parlando di una straordinaria rigenerazione «urbana, sociale e produttiva di una città che ha 2.400 anni di storia».
Del resto, le quattro traiettorie sulle quali si fonda la struttura del progetto (Questo Mare, Via Maestra, Adesso Parco, Mare Culturale) fanno sintesi di quelle che sono le ricchezze della città e di quello che potrà essere il suo ruolo, ricostruendo un patto simbolico e culturale tra Ancona, il suo mare e i suoi cittadini, restituendo alla comunità e al Paese il senso profondo di una città che non racconta solo ciò che è stata, ma ciò che vuole diventare, un luogo che si accende, che si rigenera, che sperimenta una nuova concezione di patrimonio culturale, in un presente che diventa slancio, trasformazione, orizzonte condiviso che costruisce il futuro.
“Ancona. Questo adesso”, il titolo del dossier che ha battuto le altre 9 candidature finaliste e preso da un brano del poeta anconetano Francesco Scarabicchi, dà l’idea di ciò che vuol essere questa città: essere ponte tra memoria storica e progettazione del futuro. «Uno dei nostri grandi obiettivi – aggiunge il sindaco – è anche dare una mano alle aree interne, ai piccoli comuni che hanno un momento di grande difficoltà». Silvetti guarda anche fuori dai confini regionali: Ancona ha una centralità geografica nell’Adriatico, è sede del segretariato permanente dell’iniziativa Adriatico-Ionica, quindi di una macroregione adriatico-ionica: un peso diplomatico ed economico, ma dal 2028 anche culturale, capace di dare di rafforzare il business dei dieci Paesi membri.
L’Adriatico, il porto, la storia millenaria, la cultura come motore di sviluppo: oggi Ancona diventa simbolo di un intero territorio che crede nella bellezza. E il mare è centrale in questa visione di futuro. Non a caso, uno dei primi progetti che prenderà forma da qui al 2028 è quello di un museo della civiltà del mare: “Una struttura che mancava nonostante la città abbia una tradizione e una grande portualità”, annuncia il sindaco.
Ancona 2028 arriverà 4 anni dopo Pesaro 2024, che è stata capace di produrre nell’anno di Capitale italiana della Cultura oltre un milione di presenze e, soprattutto, oltre 20 milioni di indotto. «Il titolo di Capitale italiana della cultura che torna nelle Marche testimonia l’enorme potenziale della nostra regione e la grandezza di un patrimonio che vuole farsi scoprire dall’Italia e dal mondo intero», chiude il presidente della Regione, Francesco Acquaroli.











