L’iter della legge elettorale parte martedì in commissione Affari Costituzionali alla Camera. Ma è probabile che si entri nel vivo solo tra qualche settimana vista la pausa pasquale e la probabile richiesta di audizioni sul testo. Un tempo congruo – ragiona qualcuno nella maggioranza – anche per far «depositare le scorie» dello scontro referendario sulla giustizia e per provare a tentare più agevolmente un dialogo con le opposizioni. Un canale di comunicazione che al momento sembra chiuso ma che – dopo l’esito referendario – viene considerato nel centrodestra indispensabile per provare a portare a casa la partita.
Iter al via
Intanto bisognerà decidere il relatore – che potrebbe essere il presidente della commissione l’azzurro Nazario Pagano – o i relatori, in questo caso probabilmente uno per ogni partito della maggioranza. Poi si procederà su un testo sul quale il centrodestra insiste in chiave “anti-pareggio” ma che di certo non risulta blindato. Il partito della premier è quello che più spinge all’interno della maggioranza per andare avanti con la riforma elettorale: l’obiettivo è superare i collegi del Rosatellum per scongiurare il rischio pareggio. E il premio di maggioranza per chi supera il 40% dei voti disegnato dal testo depositato in Parlamento il 26 febbraio scorso produce appunto un risultato certo: chi arriva prima, anche di poco, vince e governa. Ma il meccanismo congegnato, ossia un premio legato a quei listini fissi di 70 deputati e 35 senatori chiesti dalla Lega, rischia di produrre una maggioranza che supera la “soglia costituzionale” del 55% rendendo così il vincitore autonomo per l’elezione del Capo dello Stato.
Premio rivedibile
Da qui la proposta rivolta all’opposizione del presidente meloniano della prima commissione del Senato Alberto Balboni: un premio variabile che non superi in ogni caso il 55% dei seggi, come avviene nelle Regioni (con il 45% si prende un premio del 10%, con il 50% del 5%…) e una soglia minima perché scatti il premio «stabilita di comune accordo tra tutte le forze politiche tra il 40 e il 45%». La prossima settimana si parte, o meglio si riparte: se mai la riforma elettorale andrà in porto, sarà molto diversa da quella depositata prima del referendum. Modifiche sul premio giudicato troppo ampio vengono infatti chieste come precondizione anche a sinistra per valutare una qualsiasi apertura di dialogo.
Il nodo ballottaggio
Sotto la lente resta anche il ballottaggio, che vede i dubbi di FI e Lega, mentre FdI ha da sempre chiesto l’introduzione delle preferenze. Su questi tre punti, tra l’altro si è soffermato anche il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso ricordando le sentenze del 2014 e nel 2017 sulle leggi elettorali nelle quali «sono stato affermati dei principi che riguardano sia il premio di maggioranza, sia l’eventuale ballottaggio, sia le candidature e liste bloccate». «Ci sono dei principi – è il monito – che la Corte ha affermato che, quindi, non potranno non costituire riferimento per la valutazione di una nuova legge elettorale».










