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Home » Crisi iraniana, Giorgetti: Italia solida, ma rischi su inflazione e crescita
Politica

Crisi iraniana, Giorgetti: Italia solida, ma rischi su inflazione e crescita

Sala StampaDi Sala StampaMarzo 28, 20264 min di lettura
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Crisi iraniana, Giorgetti: Italia solida, ma rischi su inflazione e crescita

Giorgetti va a Cernobbio ad un forum sull’energia per difendere la solidità dei conti italiani, ma anche per avvertire imprenditori e banchieri che la crisi mediorientale porta con se’ seri rischi per l’economia italiana: inflazione, energia e crescita sono già soto pressione e lo saranno sempre di più.

C’è un passaggio, nelle parole di Giancarlo Giorgetti, che più di altri restituisce il senso della fase che l’Italia sta attraversando: la solidità c’è, dice, ma è “relativa”.

Nel pieno della nuova crisi internazionale aperta dal conflitto in Medio Oriente, l’Italia, sostiene il ministro, affronta questo shock “da una posizione di relativa solidità perché i numeri e i fondamentali della nostra economia non sono eccezionali, ma sono sicuramente positivi”, aggiungendo che “la finanza pubblica in questo momento è in grado di assorbire questo choc”. Il che è come dire che il Paese non è impreparato, ma neppure al riparo.

Il ritorno degli shock esterni

Il punto per il Governo, semmai, è un altro: ancora una volta la traiettoria programmata viene interrotta da fattori esogeni. Giorgetti lo esplicita senza giri di parole, ricordando che il governo si muoveva lungo “una traiettoria, dei programmi di un certo tipo” finché non è intervenuto “uno shock esterno, paragonabile in termini di impatto e prospettici a quello della crisi ucraina”.

Giorgetti però sa bene che la dipendenza energetica italiana e la debole crescita europea non sono eventi imprevedibili, ma fragilità strutturali da sempre note. La guerra in Iran, insomma, non crea il problema: lo amplifica.

E infatti lo stesso ministro riconosce che lo scenario impone “riflessioni rispetto a quello che dobbiamo fare nel prossimo futuro, tenendo conto dei vincoli di bilancio”. In altre parole: qualcosa possiamo fare, ma i margini di manovra restano comunque molto stretti.

La narrazione della credibilità

Giorgetti rivendica poi il lavoro fatto negli ultimi tre anni e mezzo, sostenendo che il governo ha riportato “la finanza pubblica italiana su un percorso sostenibile”, guadagnando “la fiducia dei mercati e dei risparmiatori” e riuscendo a rifinanziare un’enorme quantità di debito in un contesto di crescita debole. Ma naturalmente, anche se il sistema regge oggi non è detto che possa reggere a lungo se lo shock dovesse protrarsi.

In effetti, lo stesso ministro richiama con cautela il dato sul deficit 2025, ancora in attesa di certificazione, quasi a sottolineare che il giudizio definitivo è rimandato. Non quello di Moody’s, però, che ieri ha abbassato le stime di crescita dell’economia italiana nel 2026 al 0,7%, mentre le previsioni di inflazione sono state alzate a 2,1%.

Il vero rischio: energia e inflazione

La priorità indicata dal ministro è chiara: capire quanto rapidamente lo shock si trasmetterà ai prezzi. Non solo quelli al consumo, ma anche quelli all’ingrosso, “in particolare quello dell’elettricità, ma non solo”. Se l’impatto resterà contenuto, la “solidità relativa” potrà bastare. Se invece l’onda lunga della crisi energetica dovesse riaccendere l’inflazione, il rischio di una nuova stretta – monetaria o fiscale – diventerebbe concreto.

L’Europa, tra necessità e lentezza

La risposta, per Giorgetti, non può che essere europea. Per affrontare la crisi “occorre muoversi in modo coordinato a livello europeo”, anche se ammette che l’Unione si trova ancora “in una fase, diciamo così, di riflessione” che però “non potrà durare moltissimo”.

È un richiamo implicito a una delle criticità più note dell’UE: la tendenza a reagire più che ad anticipare. Lo stesso ministro lo dice apertamente, osservando che l’Europa è “sempre in posizione difensiva e di reazione agli eventi globali”.

Da qui la richiesta, già avanzata in sede Ecofin ed Eurogruppo, di misure capaci di evitare che la crisi si traduca in un ulteriore freno a una crescita già debole, spingendo il continente “su un terreno di recessione”.

Il fattore tempo

Alla fine, tutto si riduce a una variabile: la durata della crisi. È questo, secondo il ministro, “l’aspetto cruciale”, perché da essa dipendono le aspettative di inflazione e le conseguenti decisioni di politica monetaria e le decisioni “richiedono prudenza e responsabilità, ma non possono ignorare il principio di realtà”. Specie se la realtà cambia più rapidamente delle politiche.

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