Nel decreto pensato per alleggerire il peso delle bollette rischia di infilarsi un altro conto da pagare per le Tlc e sul quale il settore alza il livello di allarme. Asstel chiede, così, una correzione urgente delle modifiche apportate al Dl Bollette, denunciando una distorsione che, a suo giudizio, finisce per colpire proprio gli operatori Tlc che negli ultimi anni hanno allargato il perimetro al business dell’energia.
Il punto contestato è nel nuovo impianto approvato in Commissione Attività produttive della Camera durante l’esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 21 del 2026. Le modifiche introducono all’articolo 51 del Codice del consumo un divieto di effettuare «sollecitazioni commerciali per telefono», anche tramite messaggi, finalizzate alla proposta e conclusione di contratti di fornitura di energia elettrica e gas, salvo richiesta diretta del consumatore o consenso specifico già rilasciato dai clienti energia e gas del professionista. I contratti conclusi in violazione sarebbero nulli e sono previste segnalazioni a Garante privacy e Agcom.
È qui che Asstel vede il cortocircuito regolatorio. In un comunicato l’associazione scrive: «Nell’ambito dell’iter legislativo relativo al “Dl Bollette”, le aziende apprendono dell’approvazione di alcuni emendamenti dell’ultimo minuto che discriminano quegli operatori di telecomunicazioni che offrono anche servizi energetici, impedendo loro le comunicazioni commerciali su questo tema ai propri clienti». E aggiunge: «Asstel, nell’interesse del settore delle Tlc, ha prontamente rappresentato tale criticità a Governo e Parlamento nella convinzione che si debba evitare l’introduzione nel mercato di nuove asimmetrie normative a sfavore delle telecomunicazioni».
La sostanza della protesta va oltre il commerciale. Perché il mercato si è già spostato: da tempo i confini tra utility, telco e servizi digitali sono meno rigidi, con operatori telefonici che affiancano alle offerte di connettività anche luce e gas, dentro strategie di convergenza che cercano di aumentare il valore del cliente e arginare l’erosione dei margini. In questo quadro, osserva Asstel, introdurre un vincolo selettivo sulle offerte energetiche delle Tlc significa alterare il terreno competitivo. E infatti l’associazione rilancia il principio di reciprocità: «Se le regole devono essere uguali, allora devono essere applicate anche alle sollecitazioni commerciali sulla connettività da parte degli operatori dei mercati energetici».
Dietro la presa di posizione c’è anche una questione industriale più ampia. Asstel ricorda infatti che «le imprese Tlc denunciano da tempo un calo dei ricavi a fronte di investimenti rilevanti e la necessità di una politica industriale dedicata». E ancora: «Siamo il motore dell’innovazione digitale del Paese, ma questo emendamento non sembra tenere conto dell’evoluzione del settore anche verso altri mercati». La richiesta è netta: un subemendamento che rimetta in asse il testo prima del traguardo finale del provvedimento.
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