Lo scenario comprende anche trend globali ormai avviati destinati in futuro ad ampliarsi: la crescita delle rinnovabili, l’elettrificazione della mobilità, l’utilizzo dell’AI per l’adattamento climatico (anche se rimangono alcuni nodi da sciogliere come l’impatto dei data center). A cui si aggiunge, secondo il rapporto della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, una maggiore consapevolezza della gravità della crisi climatica. E quello che Ronchi chiama «l’effetto cigno verde»: la transizione rappresenta essa stessa una nuova opportunità di crescita, in risposta ai costi economici della crisi climatica.
Come si colloca l’Italia in questo contesto? Il fermo immagine è necessariamente del presente e recente passato. «Le emissioni gas serra l’anno scorso sono aumentate e quest’anno diminuiranno ma di poco. Negli ultimi 10 anni abbiamo avuto una media di riduzione di 7 milioni di tonnellate all’anno, ma per rispettare il target fissato dal Pniec dovremmo viaggiare da qui al 2030 sui 14 milioni di tonnellate, raddoppiare il passo. In un Paese così colpito dalla crisi climatica è un’attenzione necessaria», risponde Ronchi. «La quota delle rinnovabili complessive, quindi non solo elettriche, sui consumi finali lordi nel 2024 era del 19% contro una media Ue del 25%, con una crescita negli ultimi 10 anni del 10% a fronte del +42,5% dell’Europa. Nei trasporti siamo al 10%, mentre il Pniec ci chiede il 34,2% nel 2030», aggiunge Ronchi. Sulle rinnovabili elettriche osserva come la quota sul totale della generazione sia al 47%, con l’obiettivo del 70% al 2030: «L’anno scorso abbiamo installato nuova capacità per 7,2 GW, contro i 23 della Germania e gli 11 della Spagna. Dovremmo procedere con 10 GW annui per centrare i target al 2030».
E ancora: «La superficie per l’agricoltura biologica è diminuita nel 2025 del 5,4% per la prima volta dopo che in 10 anni era aumentata del 59,3% – spiega Ronchi -. E sui consumi idrici non andiamo per niente bene: usiamo più acqua di ogni altro Paese europeo, ma abbiamo una disponibilità per abitante per meno della metà della media europea. E il riutilizzo delle acque depurate è fermo al 4% a fronte di un potenziale del 23%».
Qualche dato positivo viene dalla circolarità, indica Ronchi: «Restiamo fortemente dipendenti dall’import di materiali, con una quota del 47% nel 2025 contro una media europea del 22%, e con la Germania al 39%. Però il tasso di uso circolare dei materiali è buono: 21,6, con una media Ue del 12,2. E il riciclo complessivo dei rifiuti rimane molto alto: 86% con una media Ue del 41%. Il riciclo imballaggi è al 77,3%, anche se ci sono difficoltà sul fronte della plastica. Rimane invece bassa la raccolta dei Raee, da aumentare», chiosa Ronchi.



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