Il turismo in Sardegna cresce, ma non sempre. Perché, nel quadro che segna, comunque, un dato positivo, non mancano ancora criticità e aspetti da migliorare. A delineare questo scenario, che parte dal dato positivo dei primi otto mesi del 2026, è il rapporto “Il turismo in Sardegna tra crescita dei flussi e concentrazione territoriale” realizzato dal Centro Studi di Confindustria Sardegna. «I dati provvisori recentemente presentati dalla Regione Sardegna indicano tra gennaio e agosto 3,32milioni di arrivi e 13,83 milioni di presenze nelle strutture alberghiere ed extralberghiere, escluse le locazioni private – si legge nel report -: rispettivamente il 4,0% e il 4,6% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, per circa 606 mila pernottamenti aggiuntivi».
Tra gennaio e settembre cresce la spesa
Tra gennaio e settembre, sottolinea lo studi, cresce di circa il 10% la spesa osservata attraverso le transazioni Mastercard e del 9,25% i passeggeri dei tre aeroporti dell’Isola.
«I risultati osservati sono la parte emersa di un iceberg. Nel 2025, il 63,2% delle presenze si è concentrato nei soli mesi da giugno ad agosto, mentre tra novembre e marzo la quota è stata appena del 3,8% – emerge ancora nel report -. Anche la durata del soggiorno cambia nettamente: 4,94 notti in alta stagione contro 2,21 nei mesi freddi». In questo quadro, in cui si registra una forte crescita a maggio e un aumento più contenuto durante l’estate «risulta lampante come occorra attrarre nuovi visitatori e offrire loro motivi per trattenersi più a lungo».
La vocazione balneare
«Il problema è, infatti, evidentemente collegato alla pressoché esclusiva vocazione balneare del turismo in Sardegna, che traspare nettamente dalla altrettanto forte concentrazione geografica dei flussi – viene ribadito -: nel 2026 il 93,3% dei posti letto si trova nei comuni litoranei e nel 2025 ai comuni non litoranei era attribuibile soltanto il 7,2% degli arrivi e appena il 4,1% delle presenze. Anche tra gli stessi comuni litoranei, i dieci più visitati cumulano da soli oltre metà delle presenze turistiche totali dell’Isola». Con il risultato che l’attività turistica al di fuori delle destinazioni più forti ha ancora una scala troppo ridotta «per sostenere una filiera capace di produrre reddito e occupazione lungo tutto l’anno».
Ampliare la filiera
La ricerca del centro studi dell’organizzazione confindustriale suggerisce di ampliare la filiera anche se questo passaggio «richiede prodotti di qualità, riconoscibili, prenotabili e realmente fruibili». «Sagre ed eventi locali possono valorizzare le comunità e le loro produzioni; da soli, però, non bastano a creare una domanda turistica continuativa – viene sottolineato ancora -. Servono siti archeologici e culturali effettivamente aperti, esperienze ambientali ed enogastronomiche organizzate, strutture ricettive adeguate e servizi affidabili. Dove esistono spazi e professionalità idonei, anche il turismo congressuale può contribuire ad attrarre visitatori fuori dai mesi estivi».









