I capi ancora utilizzabili saranno sanificati e destinati al riuso; quelli che non possono tornare sul mercato verranno divisi per composizione e colore, poi avviati alla pre-sfilacciatura e al riciclo meccanico. Secondo le stime di Plures, circa il 60% dei materiali post-consumo potrà essere già riutilizzato; solo il restante 40% passerà alla selezione delle fibre per il riciclo. «La transizione ecologica può diventare una leva di sviluppo industriale quando si investe in infrastrutture, innovazione e competenze», dice Lorenzo Perra, presidente di Plures.
Intelligenza artificiale e infrarossi
Il Textile Hub utilizza gli infrarossi NIR per riconoscere la composizione dei tessuti e il loro colore, poi applica un sistema di riconoscimento basato sull’intelligenza artificiale: «Si chiama Fiber-Sort, combina precisione e velocità interagendo con gli addetti», spiega il direttore impianti Francesco Tiezzi.
L’algoritmo impara a riconoscere i materiali grazie all’addestramento fornito dai lavoratori e riesce ad adattarsi a contesti mutevoli grazie all’intelligenza artificiale. La tecnologia è già stata sperimentata in alcuni progetti europei ma a Prato è una delle prime applicazioni italiane su scala industriale.
Il trattamento del fast fashion è il tema più sensibile: «L’Unione europea ci chiede di consumarne meno e io credo si andrà in questa direzione», continua Tiezzi. Le regole del settore stanno cambiando nella direzione di una maggiore ecosostenibilità: raccolta differenziata dei tessili, responsabilità estesa dei produttori e passaporto digitale dei prodotti; misure che spingono le aziende a progettare capi più durevoli e più facili da riciclare.












