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Home » Acqua, realizzati lavori per 70 milioni su otto dighe del Mezzogiorno
Economia

Acqua, realizzati lavori per 70 milioni su otto dighe del Mezzogiorno

Sala StampaDi Sala StampaSettembre 12, 20263 min di lettura
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Acqua, realizzati lavori per 70 milioni su otto dighe del Mezzogiorno

È vicino al traguardo il “Piano straordinario per l’acqua” del Distretto idrico dell’Appennino meridionale: intervento da 70 milioni realizzato in sei anni circa e ormai quasi ultimato. Il cuore del grande intervento sta nel migliorare l’efficienza di otto grandi dighe aumentandone la capacità di accumulo di circa 300 milioni di metri cubi l’anno, e nel creare collegamenti tra sistemi idrici del Sud Italia al fine di renderli comunicanti e, all’occorrenza, far arrivare l’acqua laddove manca.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

In tempi di siccità, razionamenti idrici e cambiamento climatico, il tema è molto sentito. Quando alla scarsa produzione di acqua a causa della siccità si aggiungono deficit strutturali – come bassa capacità di accumulo, insicurezza degli invasi, di fatto spesso sottoutilizzati, reti colabrodo – l’acqua diventa un problema grave per i cittadini, le imprese e per l’agricoltura.

Quali effetti produrranno le opere realizzate? «Sicuramente, maggiori accumuli rendono i sistemi idrici più resilienti rispetto alla scarsità idrica e riducono il rischio di turnazioni e razionamenti. Per rendere tangibile il beneficio, la dotazione idrica ottimale di un acquedotto potabile è mediamente di 200 litri al giorno per abitante: nell’ipotesi di scuola di destinare al potabile tutto il volume ulteriormente invasato, 300 milioni di m3 consentono di approvvigionare per un anno oltre 4 milioni di persone che consumano 200 litri al giorno». All’incirca tutti gli abitanti della Puglia.

Le regioni meridionali fino a cinque anni fa circa erano già dotate di un numero significativo e di una rete di collegamento idrico interregionale, ma quasi tutte queste strutture (risalenti per lo più agli anni 60 e alla Cassa per il Mezzogiorno) erano rimaste incomplete: dighe non collaudate, altre completate ma mai utilizzate a causa di dissesti (è il caso degli adduttori Acerenza-Genzano in Basilicata), adduttori inesistenti o non ultimati. Un sistema, insomma, che sebbene costruito anche con grandi investimenti pubblici, e forse più strutturato di altri in altre aree del Paese, di fatto non permette una corretta gestione dell’acqua.

La nuova fase si apre con la legge numero 145 del 2018 che affida al segretario generale del Distretto dell’Appennino Meridionale, Vera Corbelli, il ruolo di Commissario straordinario di governo dandole incarico di efficientare il sistema ex Eipli, Ente per lo sviluppo dell’Irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia, società trasformata in Acque del Sud Spa: quella che, completati i lavori, dovrà occuparsi della gestione. L’obiettivo dell’azione del Commissario Corbelli è realizzare interventi per il recupero del volume di accumulo dell’intero sistema costituito dalle dighe e dai grandi adduttori degli schemi idrici dell’Ofanto, del Basento-Bradano e dello Jonico-Sinni. Insomma, mettere in connessione tre fiumi e le strutture a essi collegate. Si parte con un finanziamento di 25 milioni a valere sul Fondo sviluppo e coesione 2014-2020, poi via via si aggiungono altre risorse. Per ultimi i 16,5 milioni del Pnrr. In totale 68 milioni. Di questi l’80% è stato contrattualizzato.

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