L’ economia mondiale continua a “evidenziare una buona tenuta, pur mostrando i primi segnali di indebolimento”, con nuove pressioni sull’inflazione e prospettive economiche che si fanno incerte per l’area dell’euro. È il quadro delineato dall’ultimo Bollettino economico della Bce. In questo scenario, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti ha sottolineato che “stiamo attraversando una fase molto complessa” con un contesto globale “difficile” in cui “le condizioni finanziarie sono più restrittive e i flussi commerciali stanno rallentando”.
Ciononostante, rassicura Giorgetti, “l’economia italiana ha dimostrato di essere resiliente e sufficientemente solida per far fronte all’attuale incertezza”. Secondo il Bollettino dell’Eurotower, in un contesto in cui “la guerra in Medio Oriente grava sui mercati dell’energia, sul clima di fiducia e sulle prospettive di crescita a breve termine, a marzo 2026 l’indice mondiale composito dei responsabili degli acquisti (Purchasing Managers’ Index, PMI) relativo al prodotto, esclusa l’area dell’euro, pur rimanendo in territorio espansivo, è sceso a 50,9, dal 53,5 registrato a febbraio”.
L’indicatore Pmi mostra quindi che “a marzo l’attività economica ha subito un rallentamento più netto nei paesi emergenti dell’Asia, tra cui la Cina, e negli Stati Uniti”. Anche i rincari dei beni energetici “sembrano frenare la spesa per consumi, e l’indebolimento maggiore ha riguardato gli indicatori PMI per i settori orientati ai consumatori”.
Le prospettive, “molto incerte”, dipenderanno “dalla durata della guerra in Medio Oriente e dall’intensità dei suoi effetti sui mercati dell’energia e delle altre materie prime, nonché sulle catene di approvvigionamento mondiali”. Al momento “gli investimenti delle imprese dovrebbero, nel complesso, continuare a sostenere la crescita, in considerazione della maggiore spesa pubblica per difesa e infrastrutture e della crescente quota di investimenti nelle nuove tecnologie digitali”.
Inflazione: prezzi in salita del 2,7%, crescita a rischio
Torna la paura dell’inflazione. Dal pieno di benzina o diesel sempre più caro alle bollette di gas e luce costose come mai prima d’ora. E anche la crescita è a rischio. L’Istat certifica la salita dei prezzi del 2,7% su base annuale (era all’1,7% a marzo), e nonostante la rivisitazione della stima dal 2,8% la variazione è stata dell’1,1% ad aprile su base mensile. La crescita su base annua dei prezzi del carrello della spesa sale a +2,3%. Il bollettino di Confcommercio nella “ripresa dell’inflazione” legge una “minaccia alle prospettive di crescita”.
Tanto che le stime dei commercianti fissano al 3,4% la stima per il mese di maggio, con “un’ulteriore accelerazione rispetto ai mesi precedenti, ritornando a valori che non si vedevano dalla fine dell’estate del 2023”. Le pressioni maggiori sui prezzi arrivano dall’energia sia quella domestica che quella legata alla mobilità (i prezzi di benzina e diesel sono soltanto ammorbiditi dallo sconto sulle accise che terminerà il 22 maggio), dagli alimentari non lavorati (anche motivi precedenti alla crisi in Medioriente), e diventa sempre “più probabile” che il riflesso si allarghi “anche ad altre filiere”. Codacons stima una stangata da 23 miliardi, quasi 900euro a famiglia. Assoutenti ricorda come l’escalation dei prezzi dei carburanti abbia fatto impennare anche i costi di trasporto, poi scaricati sui consumatori finali attraverso i rincari sugli scaffali. Anche Confesercenti la pensa così, facendo presente come il “quadro resti esposto a forti fattori di instabilità esterni, in particolare sul versante energetico e delle materie prime”.
Standard and Poor’s conferma il rating dell’Italia, BBB+
Standard and Poor’s conferma il rating dell’Italia, lasciando immutata la valutazione effettuataa gennaio quando aveva attribuito al Paese il rating BBB+ migliorando però le prospettive di valutazione indicando un ‘outlook’ positivo. La decisione arriva al termine di una giornata nella quale i conti pubblici sono stati al centro dell’attenzione.
La guerra in Iran e la chiusura di Hormuz ha avuto un impatto sui prezzi energetici. Sul tema è intervenuto il vicepremier Antonio Tajani che ha sostenuto la necessità che non ci siano solo interventi tampone sulle accise. “Non escludo una manovra correttiva”, ha poi aggiunto in una giornata in cui lo spread è tornato a salire. Ma non è questa la strada che il governo ha imboccato. Il ministro dell’Economia Giorgetti punta invece ad ottenere maggiore flessibilità dall’Ue, utilizzando per l’energia la stessa clausola prevista per la difesa, che consente sforamenti di deficit. Lo spiegano fonti di governo, non si pensa a maggiori tasse o a strette di spesa, ma a sostenere famiglie e imprese in questo momento di congiuntura energetica difficile.
Gli investitori temono l‘impatto dello shock energetico sulle finanze statali dei Paesi più indebitati. Bankitalia, dal suo, ha messo nero su bianco un nuovo record del debito pubblico a 3,159 miliardi,19,5 miliardi in più nel solo mese di marzo. Fmi, Banca d’Italia, Commissione europea, di fronte allo shock energetico, stimano una crescita di appena mezzo punto.
L’Ocse si ferma allo 0,4% per l’Italia, il livello più basso in tutta l’area euro. A tutto ciò si aggiunge l’inflazione di aprile al 2,7% che, sebbene in ribasso dal 2,8% della stima preliminare, conferma i massimi da settembre 2023. Con una fiammata al 9,2% dei prezzi energetici, e gli alimentari che seguono a ruota con +5,9%. La Bce, nel bollettino economico, spiega che “le implicazioni della guerra per l’inflazione a medio termine e per l’attività economica dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell’energia”.










