Sistemi che sfruttano il calore del sottosuolo, prelevato anche a chilometri di profondità, utilizzandolo per poi convertirlo in energia meccanica e poi elettrica. Elemento distintivo, che caratterizza una buona parte dei 180 brevetti aziendali, è la tecnologia particolare utilizzata per la turbina, sistema che massimizza l’efficienza della conversione energetica ma che consente anche di accelerare i tempi di manutenzione evitando lo svuotamento completo dell’impianto geotermico. «Operazione che può richiedere anche una settimana di lavoro – chiarisce il manager – e tenendo conto che ogni giorno di stop produttivo può costare 50mila dollari di mancati introiti, i risparmi prevedibili sono ingenti: è uno dei modi in cui riusciamo a rendere distintiva la nostra offerta».
La tecnologia di base è quella della turbina radiale outflow, che a differenza di quelle tradizionali non opera a contatto con il vapore ma con un fluido organico, subendo in modo ridotto fenomeni corrosivi e richiedendo interventi di manutenzione meno radicali.
Primo mercato per Exergy è la Turchia, che vale quasi la metà dei ricavi, anche se il contratto recente più pesante è quello realizzato nelle Azzorre, del valore di 25 milioni di euro, le cui parti principali sono ora in lavorazione nella sede di Olgiate Olona.
«Lavoriamo con fornitori a chilometro zero del territorio – spiega il manager – e questo ci consente di avere una grande flessibilità operativa. Lo stessa facciamo in Turchia, tenendo conto che il governo di Ankara pretende un contenuto locale rilevante per le produzioni».-
Exergy, che nel mondo ha già installato oltre 60 impianti, punta ad operare anche nel settore industriale, fornendo impianti in grado di recuperare parte del calore prodotto dai processi di base, ad esempio nel cemento oppure nella carta e nell’acciaio.









