Moon Drone per la Luna, Hyperspace per il volo ipersonico, e una nuova generazione di satelliti leggeri interoperabili: sono i tre progetti annunciati in anteprima al Sole 24 ore dal Centro italiano ricerche aerospaziali di Capua, il Cira. Concretizzano le direttrici tecnologiche del Piano strategico triennale 2026–2028 e, per bocca del presidente, Tommaso Edoardo Frosini, suggeriscono dove l’industria aerospaziale italiana andrà nei prossimi anni. «Il nostro obiettivo è rafforzare il ruolo del Centro come motore di innovazione, mettendo competenze, infrastrutture e ricerca al servizio di un settore sempre più autonomo e competitivo», racconta Frosini.
Il piano, pubblicato poche settimane fa, organizza il triennio lungo cinque macro-aree, dal volo aereo all’ipersonico, fino all’esplorazione planetaria, mettendo a disposizione 370 ricercatori e la più grande dotazione di infrastrutture aerospaziali nazionale. Tre dei progetti che animano le aree non erano stati resi pubblici finora: Moon Drone è un sistema modulare ed energeticamente autonomo per operare sulla superficie lunare. Rifornisce, ripara, riconfigura e coordina uno sciame di droni senza dipendere da supporti esterni. Hyperspace è uno studio di fattibilità per un velivolo suborbitale in grado di viaggiare a sette volte la velocità del suono (Mach 7). La terza direttrice è una nuova generazione di satelliti leggeri con propulsione elettrica ad alta efficienza, modulari e interoperabili, ottimizzati per il dispiegamento nello spazio e per future capacità di rientro controllato.
Affiancano questi programmi le piattaforme stratosferiche ad alta quota, le cosiddette Haps, e strumenti abilitanti come i digital twin. I progetti sono confortati dal bilancio appena approvato, che fotografa un Centro in crescita: il valore della produzione nel 2025 ha raggiunto i 57 milioni di euro, il 13% in più anno su anno; per il 2026 la previsione supera i 65 milioni. A sostenere la traiettoria anche il Prora, il Programma nazionale di ricerche aerospaziali di cui il Cira è soggetto attuatore, che vale oltre 21 milioni per ciascuno dei prossimi tre anni. «Vogliamo essere sempre di più un volano per la comunità scientifica e imprenditoriale italiana ed europea – aggiunge Frosini – mettendo a disposizione competenze capaci di generare benefici reali in termini di competitività, sicurezza e qualità della vita».
Il filone dell’esplorazione planetaria ha già registrato un risultato concreto: il 6 maggio il Cira ha superato la manufacturing readiness review del progetto Sama (uno scudo esterno separabile per l’aerocattura in atmosfera marziana) ottenendo dall’Agenzia spaziale europea e da Thales Alenia Space l’autorizzazione a produrre il dimostratore con la società napoletana Ali. Campagna di test in estate, obiettivo technology readiness level 4.
Il nodo difesa innerva tutto il piano. Il documento sottolinea «la crescente rilevanza delle tecnologie dual use e delle connessioni tra aerospazio, sicurezza e difesa», dice Frosini. Il Cira è già centro di test per Nato Diana (Defence Innovation Accelerator for the North Atlantic) ed è accreditato nella Defence Test & Evaluation Base dell’European Defence Agency. Le stesse gallerie ipersoniche che servono per Marte testeranno un veicolo militare che rientra dall’orbita. In un’Europa che ha ricominciato a investire in difesa come leva industriale, oggi questo posizionamento vale come mai prima.









