Il tax credit della distribuzione cinematografica finisce in frigorifero. Con il decreto direttoriale del 12 maggio 2026, la Dg Cinema del ministero della Cultura ha sospeso in via cautelare l’efficacia del decreto del 27 febbraio, che riconosceva il credito d’imposta definitivo 2024 alle società della distribuzione nazionale e internazionale. La mossa esegue tre ordinanze del Tar Lazio del 10 aprile e blocca attribuzione, compensazione e cessione per tutti i beneficiari.
È un atto tecnico, ma con conseguenze concrete. Sul tavolo ci sono 35 milioni: il plafond della misura. Una parte era arrivata a decreto tra febbraio e marzo. Il resto sarebbe dovuto seguire tra aprile e maggio. Ora tutto resta sospeso fino alle sentenze di merito. Chi aspettava il credito non può usarlo e chi aveva pensato a quel filone per i propri conti, deve riaprire il file.
La scintilla è stata il sostanziale “click day” concernente il tax credit distribuzione. La finestra aperta a inizio anno si è chiusa in poche ore perché le richieste hanno raggiunto il tetto. A rendere più affollata la corsa ha contribuito una particolarità dell’annualità: dentro il 2024 sono entrati anche 45 giorni del 2023 rimasti fuori dalle precedenti finestre. Il risultato è stato l’esaurimento della dote e l’esclusione di alcune società. Tre di queste hanno presentato i ricorsi da cui si è poi generato il blocco. Non tre aziende qualsiasi, va detto, ma tre big della distribuzione: Medusa, Vision Distribution e Nexo. Il Tar ha in sostanza ritenuto necessario verificare l’ipotesi di malfunzionamento della piattaforma.
Il paradosso a questo punto diventa ancora più evidente. Uno strumento pensato per accompagnare l’uscita dei film in sala diventa incertezza nel punto più delicato della filiera. E se il beneficio non arriva, il problema può rimbalzare sui produttori, già stretti tra costi in salita e sale fragili.
Il blocco arriva a gettare altra benzina sul fuoco di un settore che sul tax credit vive da tempo una stagione di sommovimenti: riforma, correttivi, soglie, tetti, rinvii, proteste e anche scandali giudiziari (caso Kaufmann). Il credito d’imposta, nato come carburante industriale, è diventato il luogo in cui si misurano due esigenze difficili: evitare abusi, ma non spegnere il motore di produzione e circolazione.











