Ampliando il lasso di tempo preso in considerazione, la situazione non appare migliore. Secondo l’Istat, infatti, tra il 2018 e il 2025 la produzione manifatturiera italiana ha subito un calo del 7,4%.
E se anche le altre grandi economie europee mostrano segni di difficoltà (nello stesso periodo la Germania ha visto un calo del 14,3% e la Francia del 3,1%), la media dei paesi Ue, invece, segna una crescita del 2,2%. Polonia e Belgio, per esempio, hanno registrato aumenti rispettivamente del 32,9% e del 21,7%, mentre la Spagna è rimasta stabile, crescendo dello 0,5 per cento.
I settori in crescita
La perdita di posti di lavoro nell’industria, però, è stata bilanciata da altri comparti che hanno invece guadagnato quasi due milioni di occupati. I settori maggiormente interessati da questo aumento sono sanità e assistenza sociale, le attività professionali, scientifiche e tecniche e i servizi di alloggio e ristorazione.
Secondo l’Istat, l’Italia ha cambiato struttura produttiva. Una quota significativa del lavoro si è spostata dalla manifattura verso servizi ad alta intensità di lavoro ma con una crescita della produttività modesta o negativa. Infatti, dal 2007 la produttività in Italia è cresciuta solo dell’1,4%, mentre, nello stesso lasso di tempo, sono stati registrati incrementi a doppia cifra in Germania (+11%) e Spagna (+18%).









