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Home » Dieci miliardi di debiti e l’ambiente le bombe sul rilancio dell’ex Ilva
Economia

Dieci miliardi di debiti e l’ambiente le bombe sul rilancio dell’ex Ilva

Sala StampaDi Sala StampaMarzo 3, 20263 min di lettura
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Dieci miliardi di debiti e l’ambiente  le bombe sul rilancio dell’ex Ilva

C’è la morte degli operai. E c’è l’agonia dell’ex Ilva. Per rispetto verso chi lavora nell’acciaieria e verso chi gestisce uno dei dossier più complicati e drammatici della storia italiana, occorre ripartire, con razionalità e misura, dai numeri e dagli elementi certi. La decisione della scorsa settimana del tribunale di Milano, che ha riattivato l’ipoteca giudiziaria per una rapida chiusura del ciclo integrale, ha fatto chiedere a Flacks uno scudo penale ulteriore rispetto a quello cancellato dal governo Cinque Stelle-Lega guidato da Giuseppe Conte (con Luigi Di Maio artefice tecnico dell’iniziativa) e già ripristinato dal governo di Giorgia Meloni. Proprio la decisione del tribunale di Milano ha contribuito a chiarire la evidente gracilità di Flacks, investitore a cui per lungo tempo ha guardato con convinzione, a differenza del resto del governo e perfino di una parte delle strutture del vecchio ministero dell’industria, il titolare del dicastero Adolfo Urso. La gara non è stata annullata dai commissari. Ma che Flacks rimanga o abbandoni il campo, ci sono nodi strutturali che – nella tempesta perfetta delle sentenze dei tribunali e delle morti sul lavoro – rimangono.

La bomba dei crediti

Ilva in amministrazione straordinaria, nata nel gennaio del 2015, ha in pancia debiti per sei miliardi di euro, che in parte attengono al Mef e al ministero dell’Ambiente. Ci sono i prestiti erogati dal Mef e ci sono le sanzioni e i risarcimenti in capo al ministero dell’Ambiente per i danni ambientali pregressi. Se Flacks si chiama fuori o se prosegue e poi non si dimostra in grado di gestire l’ex Ilva, questo buco andrà direttamente sul debito pubblico italiano. Quindi, ci sono i debiti in pancia a Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, la società operativa nata nel 2024. La procedura in corso al tribunale di Milano vale 4,59 miliardi di euro. Negli oltre quattro miliardi, compaiono un miliardo di debiti verso i fornitori e 697 milioni di debiti finanziari. Invece i debiti correnti, non quelli di natura concorsuale, sempre a giugno ammontavano a un miliardo e 856 milioni, di cui un miliardo e 339 milioni riconosciuti prededucibili. Al di là delle tecnicalità e dei nominalismi, il nodo vero, che deve preoccupare tutti – gestori dei conti pubblici, banchieri e creditori industriali – è che i debiti o si pagano o non si pagano. Se Flacks scompare o se Flacks non si mostra in grado di gestire il meccanismo tecno-industriale e finanziario-patrimoniale dell’Ilva, si innescherà rapidamente un effetto bomba prima su chi ha messo garanzie e controgaranzie (Sace e Medio Credito Centrale in primo luogo), quindi sui creditori industriali e infine sui conti pubblici. Sei miliardi di euro più quattro miliardi e mezzo di euro: oltre dieci miliardi di euro di debiti complessivi.

 

Il nodo bonifiche in fabbrica

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