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Home » Dipendenti pubblici, record di contratti: 20 intese in cinque anni
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Dipendenti pubblici, record di contratti: 20 intese in cinque anni

Sala StampaDi Sala StampaLuglio 23, 20264 min di lettura
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Dipendenti pubblici, record di contratti: 20 intese in cinque anni

Dopo l’accordo raggiunto martedì 21 luglio sul contratto 2025/27 dei 404mila dipendenti degli enti locali, mercoledì 22 l’arrivo sui tavoli delle tabelle economiche ha dato un’accelerata al negoziato sul rinnovo per i circa 550mila infermieri e tecnici della sanità, mentre è atteso in consiglio dei ministri il via libera agli accordi già raggiunti per i 193mila dipendenti di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici (contratto 2025/27 delle Funzioni centrali) e per i quasi 8mila dirigenti di scuole ed enti di ricerca (qui il triennio è il 2022/24).

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La corsa degli accordi

La macchina dei rinnovi contrattuali del pubblico impiego viaggia in discesa, soprattutto dopo che la Cgil è rientrata tra i firmatari delle intese superando l’opposizione tenuta nel triennio precedente. Quindi accelera.Il ministro per la Pa Paolo Zangrillo, che in questa tornata è riuscito per la prima volta nella storia del pubblico impiego contrattualizzato a firmare gli accordi del triennio in corso e non di periodi scaduti com’è sempre avvenuto in passato, ha rilanciato più volte l’obiettivo di chiudere gli accordi 2025/27 di tutti i comparti entro la fine dell’anno. Visti gli ultimi sviluppi, il traguardo pare raggiungibile prima, al punto che l’intesa sulla sanità potrebbe affacciarsi già mercoledì 29. Poi servirà una piccola coda finale per i controlli alla Ragioneria generale e in Corte dei conti che precedono la firma finale (ma per gli enti locali il bollino potrebbe arrivare a breve).

Le ragioni della svolta

Non sono lontani i tempi in cui la sede dell’Aran, che nel confronto con i sindacati rappresenta la Pa come datore di lavoro, erano un luogo frequentato esclusivamente dalla cinquantina di dipendenti dell’agenzia negoziale, impegnati in un tranquillo tran tran di pareri e scartoffie perché le trattative contrattuale erano bloccati per legge. Dopo otto anni di blocco, il meccanismo è ripartito dal 2018, ma a un passo rallentato dal ritardo degli stanziamenti, che arrivavano in manovra solo a triennio concluso.Dopo una prima spinta impressa nel 2021, con il patto per il lavoro pubblico promosso dall’allora ministro per la Pa Renato Brunetta, la svolta è arrivata con la legge di bilancio per il 2025. Ed è arrivata da Bruxelles.Il nuovo” Patto di stabilità ha chiesto infatti agli Stati di programmare in anticipo le spese certe per tutto il periodo coperto dai Piani di bilancio, superando la finzione rappresentata dal criterio della «legislazione vigente» che permetteva di ignorare obblighi futuri per il solo fatto che non erano previsti da leggi in vigore. Ma voci come i rinnovi contrattuali o i finanziamenti delle missioni internazionali sono sicure anche se manca ancora il comma che le disciplina nel dettaglio. E vanno coperte.Come accaduto per i tempi di pagamento della Pa, passati in 10 anni da 74 a 27 giorni medi, anche questa riforma strutturale si è sviluppata nel quasi integrale disinteresse della politica. Ma ha inciso sulle condizioni dei 3,4 milioni di dipendenti pubblici (compresi professori universitari e magistrati, “agganciati” nelle retribuzioni al personale contrattualizzato). Che dal 2022 a oggi si sono visti rinnovare 20 contratti nazionali.

Gli aumenti in busta paga

Salvo sorprese sulla sanità, la tornata 2025/27 vedrà la sigla definitiva dell’ultimo comparto entro sei mesi dall’entrata in vigore del primo rinnovo (quello delle Funzioni centrali è stato chiuso il 9 giugno). Il calendario sarebbe più che dimezzato rispetto ai 12,9 mesi della tornata 2022/24, e ridotto di oltre due terzi nel confronto con i 20,3 mesi del 2019/21. Per i dirigenti servirà un po’ di tempo in più: ma le loro buste paga sono molto robuste.La rapidità dei rinnovi è una variabile cruciale per le retribuzioni più leggere, problema endemico in Italia come sottolineato dall’Upb (Sole 24 Ore di ieri). Con due rinnovi in pochi mesi, per esempio, i dipendenti comunali cumulano aumenti medi da 289 euro lordi al mese, cioè 3.757 euro all’anno che valgono l’11,4% della retribuzione censita dall’Aran. Nella scuola la doppia mossa vale 287 euro al mese, nella Pa centrale 327.Cifre del genere non bastano a pareggiare i conti con la superinflazione del 2022/23. Ma aiutano, in una battaglia con i prezzi che nei nuovi contratti poggerà anche su una verifica, a luglio 2027, su eventuali scostamenti rispetto alle retribuzioni effettive. Spinta ai contratti e ripresa delle assunzioni aumentano la spesa per il personale pubblico, che secondo l’ultimo Documento di finanza pubblica arriverebbe l’anno prossimo a 211,5 miliardi, cioè 29,5 miliardi sopra i livelli del 2021 (+16,2%). Ma bisogna considerare che dopo la lunga dieta la Pa italiana è la più leggera fra quelle dei grandi Paesi europei (Sole 24 Ore del 24 luglio 2025): e anche dopo gli aumenti costerebbe l’8,8% del Pil contro il 10,2% della media Ue.

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