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Salute

è il primo doppio trapianto da vivente in Italia

Sala StampaDi Sala StampaGennaio 20, 20263 min di lettura
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è il primo doppio trapianto da vivente in Italia

La piccola  Sofija (nome di fantasia) a sette anni ha ricevuto un rene e una porzione di fegato dal papà, la prima persona in Italia ad avere donato in vita due organi in simultanea. 

Il trapianto combinato è stato eseguito all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, da dove ieri padre, un cittadino serbo di 37anni, e figlia sono stati dimessi.  

L’intervento è stato eseguito dai chirurghi della ‘Chirurgia3 – trapianti addominali’ diretta da Domenico Pinelli, che hanno verificato la disponibilità del padre a donare parte del fegato e un rene alla figlia e la compatibilità donatore-ricevente. I rischi dell’intervento per il padre donatore sono stati considerati accettabili a fronte dei benefici attesi per la bambina in termini di qualità di vita e prognosi.

La piccola resterà a Bergamo per i controlli per i prossimi mesi, ma potrà condurre una vita regolare: Sofija soffriva da tempo di una rara malattia genetica che colpisce sia il fegato che i reni, e che la costringeva alla dialisi fin dai 4 anni. 

La dialisi peritoneale domiciliare durava dalle 13 alle 18 ore al giorno. Il quadro si era complicato dallo sviluppo di cirrosi epatica, che non consentiva l’esecuzione di un trapianto renale isolato. “È una gioia oggi vedere che nostra figlia ha riacquistato l’appetito e la voglia di giocare – ha detto il papà di Sofija -. Prima si stancava molto facilmente e interrompeva il gioco per sdraiarsi a riposare. Ora sta diventando come tutti gli altri bambini: vivace, gioiosa, piena di energia, finalmente senza cateteri che erano necessari per la dialisi. Ora potrà iniziare la scuola, spensierata come i suoi coetanei”.

Sofija è arrivata a Bergamo con mamma e papà a ottobre previa richiesta del ministero della Salute serbo. L’iter di un trapianto da donatore vivente in Italia è rigoroso e volto a garantire sia il donatore (che sceglie di donare senza condizionamenti esterni e bene informato sui rischi) sia il ricevente: sono seguiti il parere favorevole della ‘Commissione regionale di parte terza’ e il nulla osta della Procura di Bergamo. 

“La decisione di donare per nostra figlia l’avevamo presa io e mia moglie più di due anni fa, quando i medici ci hanno detto che era arrivato il momento di iniziare la dialisi e quindi anche la preparazione al trapianto – ha proseguito il papà -. Abbiamo pregato Dio affinché ci aiutasse e lui ci ha ascoltati. I medici dell’ospedale di Bergamo hanno svolto il compito più grande e più responsabile. Noi abbiamo semplicemente fatto ciò che farebbe qualsiasi genitore”. 

L’intervento ha avuto inizio alle 9,30 del 18 dicembre per concludersi 18 ore dopo, alle 3,37 del giorno successivo: in due sale chirurgiche attigue si sono alternati 6 chirurghi, 7 anestesisti e 20 figure infermieristiche.”Questo intervento conferma il livello di elevata specializzazione raggiunto dal nostro ospedale, in particolare nell’ambito dei trapianti in età pediatrica. Per il trapianto di fegato pediatrico la nostra organizzazione ci permette di offrire risposte rapide a molti pazienti da tutta Italia e anche a pazienti provenienti dall’estero, rafforzando il ruolo internazionale del nostro ospedale”, sottolinea l’ad dell’ospedale, Francesco Locati.

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