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Home » È morto Gianluca Cherubini, talento ribelle del calcio italiano. Aveva 52 anni
Sport

È morto Gianluca Cherubini, talento ribelle del calcio italiano. Aveva 52 anni

Sala StampaDi Sala StampaAprile 2, 20263 min di lettura
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È morto Gianluca Cherubini, talento ribelle del calcio italiano. Aveva 52 anni

Il mondo del calcio italiano piange la scomparsa di Gianluca Cherubini, ex difensore della Roma, morto a 52 anni dopo una lunga e complessa battaglia con problemi di salute. Si è spento all’ospedale di Tor Vergata, a Roma, dove era stato ricoverato d’urgenza dopo un malore accusato martedì sera.

A dare la notizia è stato, tra i primi, Alessandro Battisti, suo ex compagno ai tempi del Chieti: “Non ci sono parole. Una vita a 220 km all’ora, sempre in bilico e sull’orlo del burrone. Mi mancherai”.

Una carriera tra grandi promesse e occasioni mancate

Nato a Roma, Cherubini era considerato uno dei talenti più interessanti della sua generazione. Terzino di spinta, capace di adattarsi anche da centrale o centrocampista, si era messo in luce con la Reggiana, diventando uno dei simboli della squadra che conquistò una storica salvezza in Serie A nella stagione 1993-94.

Proprio in quell’anno arrivò anche il trionfo più prestigioso della sua carriera: la vittoria dell’Europeo Under 21 con l’Italia, in una squadra ricca di talenti come Fabio Cannavaro, Christian Panucci, Filippo Inzaghi e Christian Vieri.

Nel 1995 arrivò la chiamata della AS Roma, dove fu allenato da Carlo Mazzone e condivise lo spogliatoio con un giovanissimo Francesco Totti. Ma l’esperienza in giallorosso durò solo una stagione: il carattere difficile e alcune scelte societarie lo riportarono alla Reggiana.

Nonostante le qualità e cinque presenze in Under 21, la carriera di Cherubini non esplose mai definitivamente, frenata da un temperamento irrequieto e da vicende personali che ne condizionarono il percorso.

Il dramma in campo e la rinascita

Il momento che segnò profondamente la sua vita arrivò il 13 aprile 2006. Durante la partita tra Giulianova e Novara, Cherubini fu colpito da un aneurisma cerebrale fulminante. Rimase in coma per 12 giorni, lottando tra la vita e la morte.

Una volta ripresosi, stupì tutti per la sua determinazione: volle tornare a giocare, riuscendoci nel 2008 con il Chieti, anche se solo per poche presenze. Non fu più lo stesso, ma quel ritorno in campo rappresentò una vittoria personale.

Gli ultimi anni tra malattia e difficoltà

Negli anni successivi, lontano dal calcio, la vita di Cherubini è stata segnata da problemi giudiziari e personali. Episodi di cronaca, arresti e accuse hanno accompagnato una fase difficile, lontana dai riflettori sportivi.

Sul piano della salute, le sue condizioni erano già compromesse: in passato aveva sconfitto un tumore, viveva con un solo rene ed era in dialisi, in attesa di un trapianto.

“Pur con tutti questi problemi non aveva perso il suo spirito battagliero”, ha raccontato un amico. “Ha vissuto una vita di eccessi, ma aveva un grande cuore”. Martedì sera il peggioramento improvviso. A chiamare i soccorsi è stata la madre, con cui viveva. Ricoverato d’urgenza, Cherubini è stato sottoposto a una TAC, ma poche ore dopo le sue condizioni sono precipitate fino al decesso, avvenuto nel pomeriggio.

Con la maglia della Reggiana, club a cui era particolarmente legato, ha collezionato 164 presenze in tre diverse esperienze, diventandone anche capitano. Un legame forte, che oggi si traduce nel dolore di una piazza che lo ha sempre considerato uno dei suoi.

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