Per anni ho costruito la mia vita tra studio, lavoro, viaggi e sport. Insegno in un’università milanese e mi occupo di innovazione nel settore Scienze della vita. Dopo tanta dedizione e perseveranza, pensavo di avere tutto sotto controllo e di poter finalmente iniziare a progettare il futuro. Poi, nel 2024, è arrivata una diagnosi che ha rimesso tutto in discussione: leucemia mieloide acuta.
Ancora oggi fatico a crederci, soprattutto perché non avevo alcun sintomo evidente. È proprio in momenti come questi che capisci davvero il valore della scienza e quanto il lavoro di medici e ricercatori possa aprire nuove possibilità, e nuova vita. Pur nella complessità, mi ritengo molto fortunata.
Non dimenticherò mai quel momento. Insieme alla paura e all’incredulità, ho provato una lucidità fortissima. Ho sentito il bisogno urgente di avere accanto le persone che amo e di dire ad alta voce ciò che forse avevo tenuto dentro troppo a lungo. Il ricovero era immediato, ma chiesi due giorni per organizzarmi e stare un po’ in famiglia. Lo dissi a pochissimi, avvisai i colleghi più stretti, il mio parrucchiere che mi aiutò con un taglio a caschetto, e alcuni amici che invitai per un aperitivo difficile da dimenticare. Chiesi loro di starmi vicino, sentivo che avrei avuto bisogno della loro energia e non potevo immaginare quanto sostegno e amore avrei ricevuto.
Lasciare tutto è stato difficilissimo. Ma in ospedale ho trovato una seconda famiglia e nuovi modi per relazionarmi con il mondo fuori dalla mia bolla. È stato anche uno spazio per fermarmi, guardarmi dentro e capire cosa conta davvero. Quando ti ritrovi spogliata di tutto, parli di te con più sincerità e crei legami profondi, anche con i compagni di stanza, con infermieri e medici. Relazioni che oggi considero speciali.
Non esiste una ricetta per affrontare tutto questo, e a volte mi chiedo ancora come sia riuscita a vivere bene quel periodo. Ho costruito una mia routine: una cyclette, libri, musica, disegno, e lunghe liste di tutto ciò che avrei voluto fare una volta uscita. Ho continuato a lavorare nella mia stanzetta, seguendo studenti e progetti da remoto quando possibile. Restare attiva mi ha dato molta forza. Non volevo rinunciare alla mia vita: volevo viverla, se possibile, ancora più intensamente.



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