La seconda sfida è etica. Non valori «calati dall’alto», ma «un’etica pragmatica» che nasce dalla governance, sulla scia del “containment” proposto da Mustafa Suleyman, cofondatore di DeepMind.
La terza è la più impegnativa: serve una nuova «intelligenza visionaria» fondata su quattro pilastri, spirituale, relazionale, connettivo e planetario. Perché se gli Stati rischiano di restare in secondo piano rispetto alle big tech, «i confini hanno forse un senso ancora minore».
Calarco (Unibo): «L’Italia leader europeo nelle comunicazioni quantistiche»
A entrare nel cuore tecnico della seconda rivoluzione quantistica è stato Tommaso Calarco, professore di fisica e astronomia all’Università di Bologna, che ha collocato l’Italia in una posizione di vertice. «Sul quantum siamo più forti che sull’intelligenza artificiale», ha esordito, smontando un luogo comune. La leader mondiale delle telecomunicazioni quantistiche è una società svizzera, ma le due aziende che la inseguono sul mercato europeo sono italiane: ThinkQuantum e QTI (Quantum Telecommunications Italy), il cui volume d’affari combinato supera quello del leader. «Non ce lo diciamo da soli», ha sottolineato, «abbiamo numeri che documentano la nostra forza industriale».
Il passaggio dalla prima alla seconda rivoluzione quantistica
La differenza di fondo, ha spiegato Calarco, sta nel passaggio dalla prima alla seconda rivoluzione quantistica: non più la manipolazione di milioni di elettroni in un circuito, ma di un singolo elettrone, un singolo atomo, un singolo fotone. Da qui le applicazioni che cambieranno il volto della sicurezza, dei sensori e della diagnostica medica. La crittografia quantistica, già adottata da banche e istituzioni pubbliche, garantisce comunicazioni inviolabili: «un quanto non si può spezzare a metà», ha sintetizzato. Se qualcuno tenta di intercettare un fotone singolo, la manomissione viene rilevata immediatamente. Sulla sensoristica, ha citato il sistema sviluppato nei laboratori Leonardo capace di “vedere” oltre un muro tramite rivelatori a fotoni singoli: una tecnologia dual use che pone interrogativi etici, ma che, ha osservato, può anche salvare vite in scenari difensivi.
Brasioli (Maeci): «La diplomazia diventa un’arma di sovranità tecnologica»
A chiudere il cerchio, l’intervento di Diego Brasioli, direttore centrale per la diplomazia cibernetica e l’innovazione tecnologica del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, che ha tracciato il volto della diplomazia 4.0. «L’essere umano è l’unico essere vivente che ha integrato la tecnologia nel proprio processo evolutivo», ha esordito, ricordando che i primi documenti scritti della storia sono tavolette diplomatiche assiro-babilonesi. Oggi, ha affermato, «chi controlla standard e infrastrutture esercita di fatto il potere»: intelligenza artificiale, cyber, quantum, spazio e dati sono ormai centrali nelle relazioni internazionali, e la diplomazia non può starne fuori.









