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Home » La moda apripista del Patto Italia-Francia: «Dobbiamo proteggere le imprese»
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La moda apripista del Patto Italia-Francia: «Dobbiamo proteggere le imprese»

Sala StampaDi Sala StampaLuglio 16, 20263 min di lettura
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La moda apripista  del Patto Italia-Francia: «Dobbiamo proteggere le imprese»

Se nel 1957 l’Europa fu fondata come mercato comune per favorire gli scambi fra i suoi Paesi, quasi 70 anni dopo è sfidata a ripensarsi come sistema che deve proteggere le sue aziende, intese come elementi di un sistema manifatturiero, economico, ma anche culturale. È questa la visione che ieri a Roma, nella sede del ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha riunito il Tavolo della Moda in una delle sue due sessioni plenarie annuali, presieduta stavolta dal ministro Adolfo Urso insieme al suo omologo francese, Sebastién Martin.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Proprio il sistema moda, che storicamente unisce in una stretta relazione le imprese italiane e francesi, è stato identificato come capofila di un Patto Italia-Francia, un rinnovato piano di collaborazione fra due Paesi affini basato sulla valorizzazione e la tutela del know how, soprattutto di fronte alle sfide dei mercati globali, e che sia un modello apripista anche per altri comparti industriali, dall’automotive all’industria dello spazio. Patto frutto di numerosi incontri fra i ministri nel corso degli ultimi mesi, fra i quali il 36° Vertice intergovernativo Italia-Francia dello scorso 25 giugno ad Antibes, nell’ambito del quale è stato firmato un protocollo di intesa fra la Camera Nazionale della Moda Italia e la sua analoga francese, la Fédération de la Haute Couture et de la Mode.

Un primo provvedimento frutto della cooperazione fra di due Paesi è già stato attuato e riguarda «la minaccia più grave alla filiera della moda europea, cioè il fast fashion – ha detto Urso -. L’Europa è invasa da pacchi che arrivano senza nessun controllo, con capi prodotti in violazione delle regole europee sulla sostenibilità ambientale e la salute. Dal 1 luglio in tutta Europa è scattato un dazio doganale di 3 euro per i pacchi di valore inferiore ai 150 euro provenienti da Paesi extra Ue».

La Francia aumenterà progressivamente la tassa fino al 2030, ma già dal 1 gennaio 2027 vieterà anche la pubblicità dei marchi di fast fashion: «L’Europa non può chiedere agli industriali altri sforzi mentre sul mercato si trovano prodotti che non rispondono agli standard europei, che loro sono obbligati a rispettare – ha detto Martin -. Il mercato europeo deve restare aperto, certo, ma chi arriva deve rispettare le nostre regole. Si tratta di un cambio di mentalità: difenderci per proteggerci».

Se i pacchi di poco valore riguardano marginalmente le grandi aziende dell’alta gamma, impattano invece molto negativamente sulle pmi, che peraltro costituiscono la maggior parte del tessuto manifatturiero italiano: «Oggi è necessario andare oltre una visione esclusivamente legata al lusso e valorizzare quel patrimonio di imprese, competenze e professionalità che rende unica la manifattura italiana – ha notato a proposito Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda, che ha partecipato al Tavolo -. È nelle nostre filiere che nasce il Bello e Ben Fatto riconosciuto nel mondo: un capitale industriale, umano, sociale e culturale che va tutelato e posto al centro delle politiche di sviluppo».

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