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Home » L’esclusione dei titoli di Stato allarga la platea dell’Isee
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L’esclusione dei titoli di Stato allarga la platea dell’Isee

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 10, 20264 min di lettura
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L’esclusione dei titoli di Stato allarga la platea dell’Isee

Nel 2025 l’Inps ha attestato circa un milione e 200mila Isee in più rispetto all’anno precedente, durante il quale i nuclei familiari “fotografati” dall’indicatore erano stati circa 10,1 milioni. Lo scorso anno le Dichiarazioni sostitutive uniche inviate all’Inps che si sono tradotte in una attestazione ordinaria sono state oltre 11,3 milioni e l’incremento va imputato con tutta probabilità alla riforma – entrata in vigore lo scorso aprile – che ha escluso dal patrimonio mobiliare le somme investite in titoli di Stato o libretti di risparmio postale fino a 50mila euro.

I dati

A confermare l’andamento sono i dati della rete dei Caf Cgil sulle pratiche gestite dagli intermediari nel 2025: il loro monitoraggio rileva un andamento stabile delle Dsu inviate nel primo trimestre, con una variazione annua limitata; c’è poi stato un aumento del 36,8% delle pratiche nel secondo trimestre; che ha poi rallentato nel terzo trimestre, durante il quale l’incremento è stato dell’11,54% rispetto all’anno precedente; e il trend è proseguito nell’ultima fase dell’anno. I Caf della Cgil segnalano, inoltre, un incremento delle Dsu duplicate dallo stesso nucleo familiare: quelle gestite dagli intermediari sono state il 15,5 per cento del totale nel 2025.

Gli effetti della riforma

Ad alimentare il flusso delle pratiche Isee, infatti, lo scorso anno è stata proprio la riforma dell’indicatore (articolo 1, comma 1, lettera d), numero 5, del Dpcm 13/2025, che ha recepito l’articolo 1, comma 183, della legge di bilancio 2024): la riforma è diventata operativa esattamente il 3 aprile scorso quando già oltre il 65% delle famiglie aveva aggiornato l’indicatore, un debutto in corso d’anno che ha costretto gli interessati a inviare una nuova Dsu per richiedere un ricalcolo con le nuove modalità di calcolo, più favorevoli per i titolari ad esempio di Btp o buoni fruttiferi postali.

L’esclusione dei titoli di Stato fino a 50mila euro, in pratica, ha cambiato le regole del gioco a campagna Isee quasi conclusa. Tanto che a fine ottobre scorso l’Inps ha comunicato al Sole 24 Ore che le Dsu duplicate nel 2025, inviate cioè dallo stesso nucleo familiare per richiedere un ricalcolo (o per sanare eventuali difformità), erano già pari a 1.403.721, in netto aumento rispetto alle 980.722 duplicate durante tutto il 2024. «La riforma ha sicuramente contribuito all’incremento delle pratiche gestite», conferma Monica Iviglia, presidente del consorzio Caaf Cgil.

L’allargamento della platea

Osservando più nel dettaglio i numeri, inoltre, appare evidente che il numero di attestazioni Isee è aumentato non solo per effetto delle richieste di ricalcolo post riforma. Ad essersi ampliata è la platea stessa delle famiglie raggiunte dall’indicatore: rispetto all’anno precedente gli Isee ordinari attestati sono stati circa il 12% in più e, osservando la distribuzione per fascia di valore Isee, emerge che l’aumento è più marcato nelle classi più elevate (+32% attestazioni rilasciate tra 30mila e 50mila euro; +29,1% oltre i 50mila euro). Dunque questo andamento, oltre a riflettere la crescita media di redditi e patrimoni dei titolari di Isee, sembra riflettere un allargamento delle famiglie interessate a ottenere l’indicatore – per beneficiare di bonus e prestazioni – soprattutto tra i più benestanti: con l’entrata in vigore della riforma questi ultimi, con tutta probabilità più inclini a investire (o comunque con più risparmi in portafoglio), potrebbero essere stati spinti a richiedere per la prima volta l’attestazione per capire se avrebbero così ottenuto i requisiti per determinate prestazioni con le nuove modalità di calcolo. Una nota critica su questa misura era stata diffusa dalla rete dei Caf della Cgil qualche mese fa: «È possibile che i vantaggi dell’esenzione dei titoli di Stato non ricadano su chi ne avrebbe più diritto. Togliendoli dal calcolo, paradossalmente, alcuni cittadini potrebbero scavalcare nelle liste di attesa per le prestazioni chi ne ha più bisogno e non ha un patrimonio mobiliare».

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