Nonostante le crisi geopolitiche che affliggono il mondo e, in particolare, nonostante l’impasse degli Stretti, creato a Suez dagli attacchi degli Houthi alle navi (al momento fermi), e a Hormuz, dagli scontri tra Usa e Iran, la movimentazione di container sul mare nostrum continua a crescere. È quanto emerge da Il Mediterraneo, un mare da 102 milioni di teu, report di Srm (il centro studi che fa capo a Intesa Sanpaolo) che sarà presentato oggi alla Naples shipping week (manifestazione che si concluderà domenica), nel corso della Port & shippingtech conference.
Nel 2025 il traffico di contenitori nelle acque del Mediterraneo è cresciuto (elaborazioni Srm su dati Drewry) del 7% sull’anno precedente; e la previsione per il 2026 è di un +3,3% sul 2025; quindi ancora una crescita, seppur più contenuta, a dispetto delle vicende di Hormuz.
Peraltro, nel 2025, a livello mondiale, il traffico di teu (unità di misura pari a un container da 20 piedi) ha segnato un aumento del 6,4%, inferiore, quindi a quello Mediterraneo; mentre nel 2026 si prefigura, sempre a livello globale, un mercato in espansione, ma a velocità ridotta, con un +2,8%, che è comunque più basso, come si è visto, del dato previsionale del mare nostrum.
Sempre nel campo delle previsioni, ma relative a un periodo più lungo, si scopre che il Mediterraneo, lo si legge nello studio Srm, è prefigurato in crescita del +15% in un quinquennio, passando dagli 89,2 milioni di teu movimentati nel 2025 ai 102 milioni (da qui il titolo del report) del 2030. Questo, a fonte di una media del mondo che, nello stesso periodo, sale del 17%, di una crescita dell’Asia del +20% e di un Nord America a +12%, inferiore, dunque, tra 2025 e 2030, alla percentuale dell’area Med.
«Il Mediterraneo – sottolinea Alessandro Panaro, responsabile Maritime & energy di Srm – ha continuato a crescere perche la disruption subita durante le crisi geopolitiche è stata logistica, non di volumi. Queste crisi, insomma, hanno fatto sì che il Mediterraneo ricevesse le merci più tardi, ma che, comunque, le ricevesse. Le imprese che hanno avuto bisogno di materiali o hanno dovuto esportarli, in container, hanno mantenuto i loro volumi invariati. Magari, invece, a causa del fatto che le navi sono arrivate più tardi (circumnavigando l’Africa, ndr), hanno dovuto cambiare la politica di gestione del magazzino; però questa è un altro fattore».










