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Home » Napoli, aumento dei casi di epatite A: vietato il pesce crudo
Salute

Napoli, aumento dei casi di epatite A: vietato il pesce crudo

Sala StampaDi Sala StampaMarzo 21, 20263 min di lettura
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Napoli, aumento dei casi di epatite A: vietato il pesce crudo

Ottantaquattro casi da gennaio ad oggi nel solo territorio della Asl di Napoli, 14 quelli registrati nelle ultime 24 ore nella stessa Asl e altri 10 a Forio Ischia, più 50 ricoverati al Cotugno, il centro di riferimento in Campania per le malattie infettive, con sede nel capoluogo partenopeo.

Sono i numeri dell’epatite da virus A, la malattia a trasmissione orofecale che sta provocando allarme tra i cittadini e le strutture sanitarie della regione.

Parlano i dati diffusi dal Dipartimento di prevenzione dell’Asl Napoli 1 Centro: gli 84 casi contati dall’inizio dell’anno sono dieci volte maggiori rispetto alla media delle segnalazioni nello stesso arco di tempo degli ultimi dieci e 41 volte in rapporto all’ultimo triennio. Al momento le condizioni cliniche dei pazienti ricoverati non presentano aspetti di criticità.

Il Comune vieta il consumo di frutti di mare crudi negli esercizi pubblici

In ogni caso e per evitare un’ulteriore diffusione dell’epatite, il Comune di Napoli, con un’ordinanza firmata dal sindaco Gaetano Manfredi, ha stabilito il divieto di consumo di frutti di mare in tutti gli esercizi pubblici, inclusi i locali di vicinato con consumo sul posto e le attività di produzione per consumo immediato, raccomandando ai cittadini di fare altrettanto e di prestare attenzione al consumo di frutta e verdura, che deve essere lavata in modo accurato. Le violazioni saranno punite con sanzioni da 2.000 a 20.000 euro. In caso di recidiva, scatterà la sospensione dell’attività da uno a 30 giorni e la successiva revoca del titolo autorizzativo. Analoghe ordinanze sono state firmate dai sindaci di Benevento e di Forio Ischia. 

Ispezioni del Nas in ristoranti e mercatini tra Napoli e provincia

Nel frattempo si muovono i carabinieri del Nas, coordinati dal comandante Alessandro Cisternino: da oggi sono partite tra Napoli e provincia le ispezioni nei ristoranti e nelle pescherie, ma anche nei mercatini ‘anonimi’, per accertare se vengono messi in vendita frutti di mare e ortaggi privi di tracciabilità. I campioni prelevati saranno poi analizzati dall’istituto zooprofilattico di Portici. Controlli apprezzati dagli allevatori, che da anni sono riuniti in un consorzio. Ma, dicono, l’attenzione deve concentrarsi sugli abusivi che nel settore del commercio di cozze in Campania hanno il 25 per cento del mercato.

I numeri della produzione

La produzione di frutti di mare in regione sfiora i 5.000 quintali l’anno. Duemila quintali quelli delle ditte riunite in consorzio che contano 80 addetti diretti nella produzione più l’indotto per il commercio al dettaglio. I picchi di consumo si registrano nel periodo natalizio e nelle festività pasquali. “Le nostre strutture di produzione sono costantemente controllate dalle Asl – chiarisce Giuseppe Ambrosio, presidente di Asso Mitili – Tutto il prodotto viene ‘cartellonato’: significa che l’intera filiera è tracciata, dal luogo di coltivazione a quello di depurazione”.

Ordinanza vieta consumo frutti di mare crudi anche ad Avellino

Il Commissario straordinario del comune di Avellino, il prefetto Giuliana Perrotta, sta predisponendo una ordinanza con la quali si vieta agli esercizi pubblici del settore della ristorazione la somministrazione e il consumo di frutti di mare crudi. “Si tratta di una misura precauzionale e preventiva – spiegano dalla residenza municipale- rispetto al focolaio di Epatite A che sta interessando la Campania”. Sono tre i casi conclamati in provincia di Avellino. In mattinata, la locale Asl aveva inviato una nota ai 118 sindaci irpini e alla dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, Fiorella Pagliuca, con l’invito a rafforzare le misure di prevenzione e contenimento. La stessa Asl ha raccomandato ai cittadini di evitare il consumo di frutti di mare crudi anche presso il proprio domicilio.

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