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Home » Sono 1.224 le Case di comunità, in pista contro il caldo: ecco la mappa nelle Regioni
Salute

Sono 1.224 le Case di comunità, in pista contro il caldo: ecco la mappa nelle Regioni

Sala StampaDi Sala StampaLuglio 17, 20264 min di lettura
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Sono 1.224 le Case di comunità, in pista contro il caldo: ecco la mappa nelle Regioni

Sono già 1.224 attive in tutta Italia e stanno aprendo senza che molti italiani se ne siano accorti oppure con la nomea non sempre giustificata di essere solo delle “scatole vuote” senza personale e servizi. Ma ora che l’Italia è nella morsa della terza ondata di calore dell’estate le Case di comunità – le nuove creature della sanità italiana finanziate con 2 miliardi dal Pnrr -, nate come idea durante la pandemia da Covid quando c’erano solo gli ospedali come ultima trincea, si riscoprono come primi presidi sanitari sul territorio per assistere e aiutare soprattutto anziani e fragili in queste settimane di nuovo allarme da “pandemia climatica”. Solo ieri l’Oms ha certificato 10mila morti da caldo in cinque Paesi europei e 200mila in tutta Europa negli ultimi 4 anni e la cabina di regìa del ministero della Salute ha registrato in Italia un +3% di eccesso di mortalità tra il 25 maggio e il 30 giugno tra i grandi anziani over 85 – con un picco nell’area di Torino (+20%) – e con un lieve aumento degli accessi in pronto soccorso soprattutto a Venezia, Milano e Palermo confermando anche che quello appena trascorso è stato «il secondo giugno più caldo di sempre».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

LA FOTOGRAFIA AGGIORNATA

La mappa delle Case della Comunità nelle Regioni

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Ora dopo una breve pausa siamo nel pieno della terza ondata di calore – oggi 16 città da bollino rosso che domani diventano ben 19 per un sabato rovente – e il fatto che siamo solo a metà estate fa presagire che ci si potrebbe avvicinare a quella delle temperature record del 2003 che provocò quasi 20mila morti solo in Italia. Ecco perché l’apertura delle Case di comunità può essere una positiva coincidenza perché qui – come già stanno sperimentando alcune regioni – si stanno attivando i “cold spot” o anche presidi di sollievo dal caldo per far trovare refrigerio agli anziani in zone climatizzate, oltre alla possibilità in caso di disturbi e malanni di poter effettuare una visita con medico e controllare la pressione o il cuore, senza assediare i pronto soccorso.

La mappa aggiornatissima delle nuove strutture della Sanità territoriale del Pnrr che il Sole 24 Ore è in grado di anticipare restituisce l’immagine di una diffusione piuttosto capillare anche se con i soliti ritardi al Sud. La notizia positiva è che il target europeo minimo di aperture è stato raggiunto: 1.224 strutture dichiarate attive dalle Regioni a inizio luglio a fronte delle 1.038 che Bruxelles ci chiedeva come soglia minima, anche se le Regioni nei Cis – Contratti istituzionali di sviluppo – ne avevano programmate almeno 1.350. A parte i numeri in costante aggiornamento, al ministero della Salute come sempre si registra la solita frattura Nord-Sud. Al Nord a fronte delle 519 programmate si registrano 510 Case di comunità attive, al Centro addirittura sono 236 quelle operative a fronte delle 223 annunciate, mentre al Sud le Regioni ne hanno dichiarate attive 478 a fronte delle 608 programmate con Puglia (64 aperture su 120), Molise (cinque su nove) e Calabria (37 su 57) che registrano i ritardi maggiori.

L’incognita più grande ovviamente resta quella dei servizi e della presenza di medici e infermieri almeno 12 ore al giorno: per ora non c’è una fotografia aggiornata che sarà completata presto dall’Agenas, ma l’ultimo monitoraggio di sei mesi fa raccontava che solo il 4% di Case di comunità era in grado di erogare tutti i servizi che sono previsti per i cittadini. Il rischio, dunque, che in molte parti d’Italia le prestazioni siano ancora col contagocce è più che concreto, così come è altrettanto vero che molti cittadini ancora non conoscono queste strutture. Che almeno sulla carta dovrebbero fornire visite mediche – con medici di famiglia e specialisti come cardiologi e pneumologi – prima diagnostica come una Ecg o una ecografia, prevenzione (vaccini, screening, analisi) e gestione dei malati cronici anche grazie alla nuova figura dell’infermiere di famiglia.

E ora anche un supporto sul territorio contro le ondate di calore, come sottolinea Giuseppe Quintavalle, presidente di Fiaso, i manager delle Asl che ieri hanno incontrato il ministro della Salute Schillaci: «Le Case della comunità e i servizi territoriali – ha spiegato Quintavalle – sono punti di riferimento sempre più vicini e riconoscibili, capaci di orientare le persone, intercettare precocemente le situazioni di rischio e contribuire a evitare accessi non necessari ai pronto soccorso. La priorità è proteggere le persone più fragili e intervenire prima che una difficoltà si trasformi in un’emergenza sanitaria». Come le ondate di calore che ormai non possono più essere considerati eventi straordinari, ma pane quotidiano delle nostre estati.

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