Innovazione e tecnologia, dunque, al centro. «Puntando su una stretta integrazione di IA nella manifattura e nei processi produttivi e lasciando emergere nuove specializzazioni ad alto valore aggiunto, Torino può confermarsi protagonista dell’industria nazionale ed europea. Serve fiducia, nonostante la complessità di questa fase» aggiunge Gay.
«Ora è strategico trasformare la redditività ottenuta in investimenti innovativi che permettano la crescita anche di settori più in difficoltà, come l’ICT, o a minore valore aggiunto, come i servizi alla persona» evidenzia Massimiliano Cipolletta, presidente della Camera di commercio di Torino.
Analizzando le cifre del rapporto emerge come nell’ultimo decennio il nucleo produttivo esteso, oggetto delle analisi, si sia irrobustito non solo a livello numerico. Crescono del 24% gli addetti da 258.759 a 320.857, del 56% il fatturato da 76 a 118,4 miliardi, del 50% il valore aggiunto da 20,2 a 30,3 miliardi, del 57% le immobilizzazioni da 48 a 75 miliardi, del 47% il Mol (Margine Operativo lordo) da 9,3 a 13,6 miliardi.
Però il valore aggiunto è cresciuto meno del fatturato: il primo è salito del 21,1% nel decennio, da 77.882 a 94.352 euro; mentre il fatturato per addetto è aumentato in misura maggiore (+26%, da 293.823 a 369.114 euro). In un sistema innovativo di punta, sarebbe dovuto accadere il contrario. In termini reali (depurata l’inflazione) la crescita del valore aggiunto del nucleo è di circa +1,5% annuo: solo +0,2% in più rispetto alla media del Nord Italia (+1,3%).
L’altro nodo è quello della produttività, dove in media si è registrato un +21% nel decennio (da 77.882 a 94.352 euro) ma con differenze enormi tra settori. La manifattura sale a 102.969 euro per addetto (+53%) e resta il motore ad alto rendimento, le costruzioni segnano un +121% ma è in larga parte effetto dei bonus edilizi mentre ICT e servizi alle imprese calano del 13%.










