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Home » tutto quello che c’è da sapere sull’Hantavirus, nessuna segnalazione in Italia
Salute

tutto quello che c’è da sapere sull’Hantavirus, nessuna segnalazione in Italia

Sala StampaDi Sala StampaMaggio 8, 20265 min di lettura
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tutto quello che c’è da sapere sull’Hantavirus, nessuna segnalazione in Italia

Sette casi di Hantavirus delle Ande, cinque confermati in laboratorio e due sospetti, sono stati individuati su una nave da crociera dove si sono registrati anche tre decessi. Per la popolazione generale dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo il rischio resta molto basso. 

“Ad oggi non ci sono segnalazioni di casi umani di infezione sul territorio nazionale“: lo precisa l’Istituto Superiore di Sanità che ha pubblicato sul proprio sito una scheda con una serie di chiarimenti sugli hantavirus.

Perché se ne parla

Il 2 maggio 2026 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha segnalato un focolaio di gravi malattie respiratorie a bordo di una nave da crociera con 147 tra passeggeri e membri dell’equipaggio. Al 6 maggio 2026 sono stati identificati sette casi (cinque casi di hantavirus confermati in laboratorio e due casi sospetti), tra cui tre decessi. Il virus è stato identificato come hantavirus delle Ande.

Che cosa sono gli Hantavirus? 

Gli hantavirus sono virus zoonotici che infettano naturalmente i roditori e vengono occasionalmente trasmessi all’uomo. L’infezione nell’uomo può causare gravi malattie e spesso la morte, sebbene le patologie varino a seconda del tipo di virus e dell’area geografica. Nelle Americhe, l’infezione è nota per causare la sindrome cardiopolmonare da hantavirus (HCPS), una condizione a rapida progressione che colpisce polmoni e cuore, mentre in Europa e in Asia gli hantavirus sono noti per causare la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), che colpisce principalmente i reni e i vasi sanguigni.

Diffusione nel mondo

Le infezioni da hantavirus sono relativamente rare a livello globale. Nel 2025, nella Regione delle Americhe, otto paesi hanno segnalato 229 casi e 59 decessi con un tasso di letalità del 25,7%. 

Nella Regione europea, nel 2023 sono state segnalate 1885 infezioni da hantavirus (0,4 per 100.000), segnando il tasso più basso osservato tra il 2019 e il 2023.

In Asia orientale, in particolare in Cina e nella Repubblica di Corea, la febbre emorragica da hantavirus con sindrome renale continua a causare migliaia di casi ogni anno, anche se l’incidenza è diminuita negli ultimi decenni.

Qual è il rischio per la popolazione generale?

Il rischio di contagio da hantavirus originatosi da questo focolaio sulla nave da crociera per la popolazione generale dell’UE/SEE è molto basso secondo l’Ecdc. Le autorità portuali sono state allertate e invitate a utilizzare dispositivi di protezione individuale e precauzioni adeguate in caso di contatto con casi sospetti. 

In linea generale, “anche qualora si verificasse una trasmissione dai passeggeri evacuati dalla nave – scrive il Centro Europeo per il Controllo delle Malattie -, il virus non si trasmette facilmente, pertanto è improbabile che causi numerosi casi o un’epidemia diffusa nella comunità, a condizione che vengano applicate le misure di prevenzione e controllo delle infezioni. Inoltre, il serbatoio naturale dell’ANDV non è presente in Europa, quindi non si prevede l’introduzione del virus nella popolazione di roditori e una potenziale trasmissione dai roditori all’uomo in Europa”.

Che cosa posso fare per proteggermi

Prevenire l’infezione da hantavirus dipende principalmente dalla riduzione dei contatti tra persone e roditori. Nel caso del virus Andes a queste si aggiungono le normali precauzioni per limitare il rischio di contagi da malattie respiratorie, come l’giene delle mani, l’ ‘etichetta respiratoria’ (ad esempio coprendo le vie aeree quando si tossisce e si starnutisce), distanziamento fisico.

Trasmissione e contagio

L’infezione da Hantavirus umano si contrae principalmente attraverso il contatto con urina, feci o saliva di roditori infetti o toccando superfici contaminate. L’esposizione si verifica in genere durante attività come la pulizia di edifici infestati da roditori, sebbene possa verificarsi anche durante le normali attività in aree fortemente infestate. 

I casi umani sono più comunemente segnalati in ambienti rurali, come foreste, campi e fattorie, dove sono presenti roditori e le opportunita’ di esposizione sono maggiori. 

Sebbene non comune, è stata segnalata una limitata trasmissione interumana della sindrome polmonare da ipersensibilita’ (HPS) in contesti comunitari che prevedono contatti stretti e prolungati. Ad oggi, la possibilità di trasmissione interumana è stata documentata esclusivamente per il virus Andes, diffuso principalmente in Argentina e Cile, che è anche quello che secondo le prime analisi ha causato il focolaio sulla nave. 

Infezioni secondarie tra gli operatori sono state precedentemente documentate nelle strutture sanitarie, sebbene rimangano rare.

Quali sono i primi sintomi

La sindrome da hantavirus umano (HPS) è caratterizzata da mal di testa, vertigini, brividi, febbre, mialgia e problemi gastrointestinali, come nausea, vomito, diarrea e dolore addominale, seguiti da improvvisa difficoltà respiratoria e ipotensione. 

I sintomi dell’HPS si manifestano in genere da 2 a 4 settimane dopo l’esposizione iniziale al virus. Tuttavia, possono comparire già dopo una settimana e fino a otto settimane dopo l’esposizione. Non esiste un trattamento antivirale specifico autorizzato o un vaccino contro l’infezione, la terapia è di supporto e si concentra su un attento monitoraggio clinico e sulla gestione delle complicanze respiratorie, cardiache e renali. L’accesso precoce alla terapia intensiva, quando clinicamente indicato, migliora gli esiti, in particolare per i pazienti con sindrome cardiopolmonare. 

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