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Salute

Un settore ricchissimo che non rinnova il contratto

Sala StampaDi Sala StampaAprile 17, 20263 min di lettura
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Un settore ricchissimo che non rinnova il contratto

È stata una giornata di protesta per la sanità privata in tutta Italia, con conseguenti disagi per visite ed esami. 

Nel motivare lo sciopero, i sindacati Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl denunciano il blocco dei rinnovi contrattuali e il mancato adeguamento dei salari, fermi da anni nonostante l’aumento dei costi della vita: “Pur apprezzando i tentativi di mediazione messi in campo dal ministero, la distanza tra la realtà dei bilanci aziendali e la sofferenza dei lavoratori è ormai incolmabile”.

Interessati quasi 300mila lavoratori a livello nazionale, in particolare categorie come medici, infermieri, operatori sociosanitari (OSS), personale tecnico e amministrativo e personale delle RSA e dei Centri di Riabilitazione. 

A fine giornata i sindacati parlano di una partecipazione allo sciopero al 70%, “al netto di chi era in servizio per gli obblighi di legge”.
La Cgil Toscana stima un 80-90% di adesioni ma denuncia anche la difficoltà di esercitare la protesta: “In tanti non hanno potuto scioperare” perché “garantire i servizi minimi ed essenziali agli utenti con gli organici ridotti all’osso, inibisce fortemente la possibilità di esercitare il diritto di sciopero”.

 

I sindacati sottolineano il paradosso di un settore ricchissimo che però rifiuta di rinnovare il contratto con i suoi dipendenti.

Per la sanità privata, dicono, è “un’autentica età dell’oro. Nel 2023 il fatturato complessivo ha toccato la cifra record di 12,02 miliardi di euro, con una crescita del 15,5% rispetto al 2019″. 

“La capacità di generare cassa del comparto è salita a 1.105,5 milioni di euro, mentre l’utile netto è raddoppiato in un solo anno, raggiungendo i 449 milioni di euro. Le aziende dispongono oggi di una liquidità impressionante che sfiora gli 1,8 miliardi di euro“, aggiungono i sindacati. “Eppure, a fronte di questo boom finanziario, si continua a negare il rinnovo a chi aspetta da 8 anni nella sanità privata e da ben 14 anni nelle Rsa”.

 

Pesa, inoltre, la disparità di trattamento rispetto ai lavoratori del pubblico. 

“Un infermiere della sanità privata guadagna oggi mediamente 500 euro mensili in meno rispetto a un collega del pubblico”, dicono i sindacati: “Se il
privato accreditato vuole essere al fianco del Servizio Sanitario Nazionale, deve garantire lo stesso rispetto e la stessa dignità normativa e salariale garantita nel settore pubblico”.

La Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (Fnopi), condividendo “l’allarme lanciato dai sindacati confederali, pone l’attenzione sugli almeno 65mila infermieri impiegati nel settore privato, affinché non subiscano alcun tipo di discriminazione retributiva dalla parte datoriale”.

Interviene tra gli altri anche Paolo Ciani, vicecapogruppo PD-Idp alla Camera e Segretario di Demos: “Oggi lo sciopero dei lavoratori della sanità privata accreditata e delle RSA richiama tutti a una responsabilità precisa: non è accettabile che un settore sostenuto da ingenti risorse pubbliche continui a lasciare senza contratto e adeguate tutele chi ogni giorno garantisce assistenza e cura”. “Le risorse pubbliche non possono alimentare solo profitti: devono tradursi in diritti per il personale e in servizi migliori per i cittadini”. 

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