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Home » Giornate Fai, alla scoperta di Villa Caccia e del suo museo
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Giornate Fai, alla scoperta di Villa Caccia e del suo museo

Sala StampaDi Sala StampaMarzo 22, 20263 min di lettura
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Giornate Fai, alla scoperta di Villa Caccia e del suo museo

Arroccata sulla sommità di una collina, Villa Caccia vigila su Romagnano Sesia con la sua imponenza ed eleganza ottocentesca. Due colonnati, il timpano neoclassico: é la firma dell’architetto Antonelli, che la realizzò su commissione dei conti Caccia di Romentino pochi decenni prima della sua opera più famosa, la Mole antonelliana di Torino. Ad accogliere i visitatori per le giornate Fai di primavera sono le studentesse del liceo artistico Felice Casorati. “Partecipare come ciceroni è spettacolare, io lo consiglio a tutti”, commenta Ludovica. “E’ una giornata di gioco, un’esperienza per aprirsi al pubblico e raccontare qualcosa di un bene che noi abbiamo qui vicino”.

La storia della villa

Costruita tra il 1842 e il 1848, cioè a ridosso della prima guerra di indipendenza italiana, la villa si estende per oltre 1.800 metri quadrati con una forma a U: il corpo centrale, adibito a residenza, e le ali laterali destinate a scuderie, cantine e abitazioni dei fattori. Negli spazi della serra gli studenti hanno allestito una mostra sui documenti tecnici di questa residenza. “Principalmente hanno fatto le tavole i ragazzi di design e architettura e hanno restituito un’aspetto oggettivo della villa, quindi le facciate, le planimetrie”, chiarisce Elena.

Alla scoperta del museo etnografico

Pensata per le vacanze della famiglia Caccia, la villa oggi é di proprietà del comune e ospita nell’ala est il museo etnografico della Bassa Valsesia. Un viaggio nel tempo attraverso i mestieri, la cultura e le tradizioni di queste terre. A volerlo nel 1973 sono stati Fernanda Renolfi, Carlo Dionisotti e Maria Adriana Prolo, fondatrice anche del museo nazionale del cinema di Torino.

“Iniziano a raccogliere tantissimi oggetti della storia, della cultura, delle tradizioni e dell’artigianato locale, dal vino alle attività agricole”, spiega Alessandro Costanzo, presidente del museo. “Ad esempio abbiamo un bellissimo torchio del 1600 usato fino a qualche decennio fa ed è uno dei pochissimi rimasti così grandi in giro per l’Europa”.

Dal vino alla tessitura, dalla scuola ai giocattoli d’epoca. C’è pure una sala dedicata alla tradizione del venerdì santo di Romagnano. E’ un museo inclusivo: grazie alla “Comunicazione aumentativa e alternativa“, in questo caso un insieme di simboli grafici, anche le persone nello spettro autistico, con difficoltà di linguaggio o disabilità possono scoprirne i segreti.

Un luogo da preservare

Fondamentale il supporto dei volontari e delle risorse pubbliche che negli anni hanno permesso i primi restauri. Ma c’è ancora tanto da fare. “Nonostante il primo colpo d’occhio splendente della villa”, spiega Barbara Annovazzi, insegnante e delegata Fai delle Colline Novaresi, “si vedono importante segni del tempo e del degrado. Quindi è importante, in queste giornate del Fai, raccogliere i fondi necessari per la preservazione e il mantenimento di questi beni. Che fanno dell’Italia un paese unico al mondo”.

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