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Sulla riforma della caccia nuovo scontro maggioranza-opposizione

Sala StampaDi Sala StampaMaggio 8, 20263 min di lettura
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Sulla riforma della caccia nuovo  scontro maggioranza-opposizione

La caccia, intesa come attività venatoria, non smette di essere fonte di polemiche in Italia. I senatori di centrosinistra capeggiati dal Pd hanno protestato con il Governo accusato di aver “nascosto” una lettera ricevuta dalla Commissione Ue con alcune pesanti critiche al ddl di riforma della caccia (il numero 1552) attualmente in discussione alla Commissione Agricoltura e Ambiente del Senato.

I rilievi mossi da Bruxelles al disegno di legge italiano

Secondo i senatori di centrosinistra la lettera punterebbe il dito contro l’estensione del periodo di caccia nelle aziende agrituristico-venatorie oltre la stagione ordinaria, l’indebolimento del parere Ispra su eventuali proroghe (da vincolante a consultivo) e contro le disposizioni in materia di cattura e allevamento di richiami vivi estendendo l’attuale limite di 40 richiami vivi per cacciatore a 40 richiami vivi da cattura e a un numero potenzialmente illimitato di richiami vivi da allevamento. «Ma il Governo – questa l’accusa dei senatori – l’ha tenuta nascosta».

Federcaccia: critiche a un provvedimento che ancora non è legge

Duro il commento di Federcaccia. «È inaudito – ha commentato il presidente Massimo Buconi – che la Commissione Ue sia intervenuta su una legge che ancora deve essere discussa dal Parlamento e ancora non definita nella sua forma finale. Su quella, semmai, una volta entrata in vigore l’Europa potrà fare le sue valutazioni. Le osservazioni della Commissione sul Ddl 1552 sono sbagliate nella forma e peraltro nei contenuti. Uno “sgarbo istituzionale” al quale ci auguriamo il Governo risponda con fermezza per ribadire che l’Italia è uno Stato sovrano e sono i suoi Organi, rappresentanza del popolo italiano, che discutono e approvano le leggi del Paese. Anche in tema di caccia».

Lollobrigida: nessun favore ai bracconieri, anzi giro di vite sulle sanzioni

Sul tema è intervenuto ieri anche il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. «La riforma della legge sulla caccia – ha detto – non è come qualcuno racconta una legge per garantire i bracconieri. Al contrario. Stiamo presentando un emendamento che triplica le sanzioni penali per coloro che non rispettano le regole e che vanno perseguiti. Noi vogliamo una legge che consenta di razionalizzare un ambito, la caccia, sulla base di dati scientifici aggiornando, inoltre, una normativa da tutti considerata vecchia visto che è del 1992. Come confermato dalla scienza il mondo agricolo non riesce più a sopportare un aumento indiscriminato di alcune specie come gli ungulati».

Divergenze di vedute anche a sinistra

E sul tema della caccia un botta e risposta è andato in scena anche all’assemblea di Cia Agricoltori italiani, associazione che certo non può essere tacciata di essere di conservatrice visto che è da sempre vicina al centrosinistra. Ebbene all’assemblea della Cia è intervenuta sul tema della riforma della caccia la responsabile agricoltura, Camilla Laureti secondo la quale «il ddl del Governo rappresenta un arretramento culturale gravissimo nella tutela della biodiversità e del patrimonio naturale». A stretto giro gli ha risposto il presidente di Cia, Cristiano Fini. «La fauna selvatica – ha detto Fini – è proprietà dello Stato. Ma i danni li subiamo noi, danni che per assurdo si vanno ad assommare ad altre difficoltà. Le istituzioni sono obbligate a trovare delle soluzioni. Punto. Siamo stanchi, abbiamo già mille problemi, non possiamo avere raccolti distrutti dai cinghiali o allevamenti sbranati da lupi. I selvatici non devono stare sui nostri terreni e i danni vanno risarciti puntualmente. A chi non vuole la modifica della 157, a chi non vuole il contenimento dei selvatici, chiedo: quali alternative proponete?».

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