Le isole Fiji, arcipelago dell’Oceano Pacifico meridionale, hanno dichiarato l’emergenza nazionale per l’HIV dopo che gli ultimi dati hanno stimato che nella nazione insulare una persona su 60 vive con l’HIV. Solo 5 anni fa, il rapporto era di uno su 167. Tra le donne in gravidanza, la prevalenza è di una persona su 50. Il governo afferma che sta potenziando le attività di screening e dei trattamenti per contrastare l’impennata di nuove infezioni da HIV, che secondo il Programma congiunto delle Nazioni Unite sull’HIV/AIDS (Unaids) sono aumentate di 12 volte negli ultimi 15 anni nel Paese.
Secondo l’agenzia Onu, gli ultimi dati indicano che nel 2025 circa 9mila persone convivevano con l’HIV alle Fiji, Paese che conta meno di un milione di abitanti. Solo il 39% dei pazienti era a conoscenza della propria sieropositività e appena il 22% riceveva una terapia antiretrovirale.
“L’HIV è ormai una crisi nazionale e il governo la sta trattando come tale. Non si può più procedere come se nulla fosse”, ha dichiarato il ministro della Salute delle Fiji, Antonio Lalabalavu, in un videomessaggio su Facebook. “Mai così tante persone alle Fiji hanno convissuto con l’HIV”, ha aggiunto. Lalabalavu ha spiegato che la malattia era stata classificata come “epidemia” nel gennaio 2025, ma che questo mese il governo ha stabilito che tale risposta non fosse più sufficiente, rendendo necessario elevare lo stato di allerta a emergenza nazionale. Ciò impone agli enti governativi di collaborare con il ministero della Salute per affrontare il problema.
Il ministro ha aggiunto che l’aumento dei casi rilevati è dovuto anche al fatto che le attività di screening stanno raggiungendo un numero maggiore di persone. Il governo ha annunciato l’ampliamento dei test e delle cure gratuite per i sieropositivi, oltre alla distribuzione di aghi puliti per le persone che fanno uso di droghe per via inettiva. Tuttavia lo stigma legato alla malattia rimane un problema. “Si tratta di proteggere le persone: non di giudicarle, controllarle o farle sentire in colpa”, ha affermato Lalabalavu.
Secondo gli analisti, la crisi è alimentata in parte dal crescente uso di metanfetamina per via endovenosa, un fenomeno esploso in tutta l’area del Pacifico man mano che i trafficanti utilizzano le nazioni insulari come snodi di transito per gli stupefacenti.
I tassi di HIV nelle nazioni insulari del Pacifico sono bassi, fatta eccezione per la Papua Nuova Guinea, dove dal 2010 le infezioni sono aumentate vertiginosamente, raggiungendo i livelli più alti e in più rapida crescita della regione. Nel giugno 2025, il governo vi ha dichiarato una crisi nazionale legata all’HIV.
Anche nei Paesi con tassi bassi, le autorità temono possibili focolai. La maggior parte delle nazioni insulari del Pacifico ha una popolazione molto ridotta e non tutti i servizi sanitari sono finanziati o disponibili, il che rende difficile arginare la diffusione del contagio.
La crisi alle Fiji è “un duro monito per il mondo: l’AIDS non è finito”, ha dichiarato in un comunicato Winnie Byanyima, direttrice esecutiva di Unaids.











