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Home » Ai, entro il 2030 cambierà il 39% delle competenze, ma metà delle persone non fa formazione
Economia

Ai, entro il 2030 cambierà il 39% delle competenze, ma metà delle persone non fa formazione

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 9, 20263 min di lettura
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Ai, entro il 2030 cambierà il 39% delle competenze, ma metà delle persone non fa formazione

Che l’intelligenza artificiale cambierà il modo di lavorare e le competenze necessarie ai lavoratori è ormai chiaro a tutti. Un po’ meno che a fare «realmente la differenza saranno le competenze tipicamente umane, come creatività, giudizio, visione ed etica. La tecnologia può amplificarle ma non sostituirle. Nonostante il ritmo rapidissimo dell’innovazione tecnologica, l’adozione dell’Ai procede più lentamente perché deve integrarsi in processi, culture e competenze già esistenti», sostiene Anna Gionfriddo, amministratrice delegata di ManpowerGroup Italia.

Sulla quantificazione del cambiamento resta ancora molta incertezza e ci sono valutazioni diverse. Quella contenuta nel report “The Human Edge: trend globali per il futuro del lavoro” di ManpowerGroup, frutto di indagini e interviste a oltre 12mila lavoratori e lavoratrici e 40mila aziende in 41 Paesi del mondo, spiega che per la riprogettazione dei ruoli che le aziende stanno attuando, per integrare in modo più efficace persone e intelligenza artificiale, serviranno nuove competenze: entro il 2030 il 39% delle skill fondamentali cambierà e meno della metà delle persone ha ricevuto formazione recente: questo rischia di creare profondi divari nelle capacità digitali dei lavoratori. Allo stesso tempo, la carenza di talenti e l’invecchiamento della forza lavoro stanno trasformando le strategie di assunzione. «L’impatto dell’intelligenza artificiale sulle assunzioni, nel breve periodo, rimarrà limitato, con effetti percepibili solo in alcuni settori come programmazione e customer service. L’AI avrà invece un ruolo sempre più rilevante come strumento di potenziamento delle capacità umane, ma questo richiederà tempo prima di tradursi in cambiamenti evidenti nei mercati del lavoro», valuta Gionfriddo.

 I diversi gli ambiti su cui le aziende stanno intervenendo consentono di individuare 4 macro-trend che definiranno il mondo del lavoro nel prossimo futuro: la nascita dei super team ibridi, la riqualificazione rapida, norme in evoluzione e la crisi del passaggio generazionale.

I nuovi ruoli

Le aziende stanno riprogettando i ruoli professionali per integrare in modo più efficace l’intelligenza artificiale: i super team del futuro saranno sempre più ibridi, composti da persone, agenti AI e talenti esterni. I ruoli non scompaiono, ma vengono riprogettati per integrare l’AI nei flussi di lavoro ad alto valore aggiunto: si calcola che il 39% delle skill fondamentali cambierà entro il 2030. Nonostante l’automazione, alcune capacità restano difficili da replicare: la valutazione etica (33%), il servizio clienti (31%) e la gestione dei team (30%) si confermano tra le competenze meno automatizzabili. Il successo dei super team dipenderà quindi dalla capacità delle organizzazioni di creare sinergie efficaci tra umano e macchina. L’AI sta inoltre evolvendo da semplice strumento a vero agente operativo nei flussi di lavoro, anche se la sua diffusione incontra ostacoli concreti: il 34% delle aziende segnala costi elevati, il 33% teme per la privacy dei dati e il 30% evidenzia un significativo gap di competenze interne.

 

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