«Possiamo stimare l’incremento degli accessi in un 10-15% nei dipartimenti emergenza-urgenza delle grandi città». Ad affermarlo è il presidente della Società italiana di medicina di emergenza-urgenza (Simeu), Alessandro Riccardi. L’ondata di calore che si è abbattuta sull’Italia e su parte dell’Europa non si arresta e comincia a farsi sentire anche negli ospedali. Riccardi precisa però che l’aumento degli accessi – che al momento riguarda specialmente anziani e persone con fragilità psichiatriche – resta comunque contenuto e la situazione non è allarmante.
Gli anziani
«Vediamo molti anziani, in particolare chi convive con più patologie croniche: è la fascia più esposta quando le temperature salgono», spiega Riccardi. Tuttavia, «negli ultimi tempi assistiamo anche alle richieste d’aiuto di persone con difficoltà psichiatriche. Il pronto soccorso supplisce spesso alla mancanza di una rete di sostegno: le nostre strutture restano aperte giorno e notte».
Proprio su questo ambito è intervenuto il ministero della Salute con una circolare diffusa il 25 giugno. Nella comunicazione si raccomanda ai pronto soccorso di attivare un triage dedicato per garantire «un trattamento tempestivo per malori da afa, disidratazione e colpi di calore, evitando ricoveri inappropriati, al fine di tutelare le fasce vulnerabili (anziani, bambini, pazienti cronici e con fragilità sociali)» e viene annunciata la sperimentazione nel 2026 di un sistema di sorveglianza pilota degli accessi ai servizi territoriali di salute mentale in alcune strutture sentinella. L’obiettivo del ministero è «migliorare le conoscenze e la prevenzione indirizzata ai sottogruppi a maggior rischio».
Le grandi città
Con le temperature estreme registrate negli ultimi giorni, sottolinea il presidente di Simeu, «gli ospedali attivano i codici calore, un percorso assistenziale preferenziale e differenziato per chi manifesta segni e sintomi legati alle alte temperature, di gravità variabile. Uno strumento utile, ma non risolutivo sul piano organizzativo. I codici calore vanno bene, ma non cambiano molto l’assetto di un pronto soccorso».
I picchi di accessi dovuti al caldo «attualmente colpiscono soprattutto gli ospedali delle grandi città, dove l’afa è più intensa per fattori ambientali e urbanistici», conclude Riccardi.










