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Home » Case di comunità: cosa prevede l’accordo per i medici di famiglia e i nodi irrisolti
Salute

Case di comunità: cosa prevede l’accordo per i medici di famiglia e i nodi irrisolti

Sala StampaDi Sala StampaLuglio 2, 20263 min di lettura
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Case di comunità: cosa prevede l’accordo per i medici di famiglia e i nodi irrisolti

Meglio tardi che mai, è il primo commento che viene in mente riguardo alle vicende dei medici di famiglia nelle Case della Comunità che sembrano essersi concluse – almeno per ora – con l’Accordo siglato il 23 giugno presso la SISAC. Una ulteriore riflessione inevitabile potrebbe essere: ma non potevano pensarci prima? Considerato che l’Accordo che è stato integrato da pochi giorni era stato firmato lo scorso 15 gennaio, la domanda appare del tutto lecita, in particolare in relazione alla scadenza del 30 giugno, nota da tempo e perentoria per termini e conseguenze. Ma le variabili in questa vicenda sono state, come è noto, molte e alcune parecchio complesse. L’iniziale volontà delle Regioni e del ministro della Salute di introdurre una riforma epocale con il passaggio alla dipendenza, la proposta di un decreto legge, il ritiro del provvedimento di urgenza su pressione dello stesso Governo, fino alla stipula dell’accordo nel giro di pochi giorni. Ricordiamo in estrema sintesi cosa è accaduto.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La cronistoria dell’intesa

Il 16 giugno è stato approvato dal Comitato di settore Regioni-Sanità l’Atto di indirizzo propedeutico ad un Accordo collettivo nazionale, limitato a definire la presenza dei medici di Medicina generale nelle Case della Comunità. Per il 22 giugno è stato convocato il tavolo negoziale e Il 23 è arrivata la firma dell’Ipotesi di ACN per l’attuazione dell’investimento PNRR sulle Case della Comunità, nell’ambito della Missione 6. Infine, il 26 giugno, con una riunione straordinaria della Conferenza Stato-Regioni, è intervenuto il parere favorevole sul testo della Preintesa. Nondimeno nel comunicato stampa della Conferenza si legge: “grazie all’intesa raggiunta oggi e al parere positivo della Corte dei Conti …..”. Riguardo a quest’ultimo passaggio, è pur vero che l’Organo contabile in data 23 giugno ha depositato in segreteria la deliberazione n. 18/SSRRCO/CCN/2026, ma si tratta della pubblicazione dopo ben sei mesi dell’atto di controllo sulla Ipotesi di ACN sottoscritta il 5 novembre 2025. Non si tratta, quindi, della certificazione di cui si parla ed era peraltro impensabile che in poche ore le Sezioni riunite in sede di controllo fornissero la certificazione sulla compatibilità dei costi dell’Accordo integrativo.

A tale proposito, si deve ricordare che le procedure di contrattazione degli Accordi della medicina convenzionata si svolgono in analogia a quelle prescritte dal d.lgs. 165/2001 per la dipendenza, con la SISAC al posto dell’ARAN. Questo avviene fin dal 2003, ma in questo specifico caso sembra che la procedura sia stata alquanto zippata perché, tra l’altro, non si hanno notizie del parere del MEF e dell’assenso del Governo. Dunque, il percorso attuato è decisamente atipico ma la Preintesa è supportata dall’accordo politico sottoscritto con il ministro della Salute Orazio Schillaci e con il presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga, che prevede entro il 30 settembre 2026 la predisposizione dell’Atto di indirizzo per il rinnovo dell’ACN relativo al triennio 2025-2027 che, plausibilmente recepirà l’Ipotesi del 23 giugno.

Accordo chiuso a maggioranza

Il testo della Preintesa è stato firmato dalla SISAC e dalle organizzazioni sindacali FIMMG e FMT, mentre SMI e SNAMI non hanno firmato. L’Accordo è stato, quindi, chiuso a maggioranza che, peraltro, risulta ampiamente definita, visto che le due sigle firmatarie pesano più del 70 % del tavolo negoziale (rispettivamente il 64,91 % e il 5,57 %) e le altre due il 18,34 % e il 9,05 %. Il testo dell’Accordo è di soli quattro articoli e si può condensare nei punti seguenti:

– viene modificato e integrato l’ACN del 15 gennaio 2026 e si introducono le disposizioni operative per la presenza dei medici di medicina generale nelle Case della Comunità;

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