Per niente indebitati, reddito sicuro e stabile, casa di proprietà e spesso ancora al lavoro. È il ritratto degli over 65 tracciato da Alberto Brambilla (Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali) nel suo ultimo libro “Longevity Economy. Da Silver a Longevity. La grande economia dei prossimi decenni”.
I numeri
Al 2024 gli ultra65enni sono circa 14,3 milioni (di cui oltre la metà donne) e rappresentano il 24,3% della popolazione: una percentuale destinata a salire, secondo le proiezioni Istat, al 30% nel 2035 e fino al 34,5% nel 2050, quando più di 1 italiano su 3 avrà un’età superiore ai 65 anni. Ormai superato l’impatto di COVID-19, l’Italia si colloca stabilmente tra i Paesi più longevi al mondo, prima nelle classifiche UE per speranza di vita ma non altrettanto per quanto riguarda l’aspettativa di vita in buona salute. Significativa, del resto, la forbice tra i due parametri, con una speranza di vita a 65 anni pari nel 2022 (ultimo anno disponibile) a 19 anni per gli uomini e 21,9 per le donne, che si riduce a 10,4 anni per gli uomini e 9,9 per le donne se si considera l’invecchiamento in buona salute.
I maggiori detentori di ricchezza
i Silver sono tra i maggiori detentori di ricchezza – intesa come patrimonio sia mobiliare che immobiliare – del Paese, disponendo oltretutto di flussi di reddito stabili, come quelli da pensione, anche in fasi di difficoltà globale (come quelle potenzialmente derivanti dalle crescenti tensioni geopolitiche), in quanto non dipendenti dai cicli economici, tanto che spiccano anche tra le fasce di popolazione meno indebitate in assoluto, oltre che per una capacità di spesa superiore a quella delle altre classi anagrafiche. Nel dettaglio, a partire dai dati forniti dalla Banca d’Italia, la pubblicazione di Brambilla evidenzia come la fascia 51-65 anni dispone del reddito medio equivalente per caratteristiche del capofamiglia più alto e pari a 23.110 euro (+11,2% rispetto ai 20.779 euro del 2020), superati proprio dagli over 65 con 24.090 euro (+18,9% rispetto ai 20.260 del 2020). Solo vent’anni fa, nel 2006, questa stessa fascia di età aveva invece un reddito medio equivalente di 17.100 euro e faceva peggio degli under 40, che registravano un valore medio di 17.829 euro: oggi, la forbice tra le due classi anagrafiche è di quasi 3.000 euro.
Il patrimonio immobiliare
Ampliando ulteriormente lo sguardo, a partire dai dati MEF e Banca d’Italia, Itinerari Previdenziali quantifica anche il patrimonio immobiliare medio delle famiglie italiane che, nel caso di capofamiglia over 65, vale circa 281mila euro: valore che, moltiplicato per i 9,1 milioni di famiglie interessate, porta la ricchezza immobiliare di questa fascia anagrafica a 2.599 miliardi di euro, cioè circa il 38,64% del totale (6.629 miliardi). Stimabile invece in circa 289mila euro il patrimonio medio immobiliare delle famiglie con capofamiglia tra i 50 e i 64 anni, per un totale complessivo di 2.467 miliardi, ovvero il 37,26% del totale. Detto altrimenti, i Longennial italiani detengono il 75,9% dell’intera ricchezza immobiliare del Paese e, analogamente, il 75,91% della ricchezza mobiliare. Del resto, se si guarda ai dati su distribuzione delle abitazioni per classi di reddito, si può osservare come il 90,7% degli over 65 vive in case di proprietà, percentuale più elevata di tutti gli altri raggruppamenti anagrafici, tra cui spicca comunque anche la fascia 55-64. In questo caso, l’85,2% possiede almeno un’abitazione di proprietà.
Lo “spendibile”
Nella precedente edizione dello studio dedicato alla Silver Economy, sulla base di questi parametri, il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali ipotizzava per il 2022 un valore di 288,7 miliardi per lo spendibile netto annuo degli over 65 italiani, valore (al netto di contributi e imposte) comprendente anche i proventi da patrimonio mobiliare e immobiliare o partecipazioni, e allora ritenuto comunque prudenziale non tenendo conto dei redditi diversi da quelli da pensione. «A partire da questo valore – tenendo conto sia dell’inflazione, ipotizzata al 2%, sia del consistente aumento della platea degli over 65, che nel giro di un quinquennio arriveranno a 15,9 milioni – è quindi possibile stimare per il 2030 uno spendibile netto di 391 miliardi di euro, destinato a crescere ulteriormente fino al “picco” del 2050», precisa Brambilla. «Stiamo insomma parlando di una patrimonializzazione importante che, nei prossimi 20/25 anni, verrà in parte destinata ad ampliare ulteriormente i volumi dei consumi dei longevi e in parte trasferita a figli o parenti, gli over 40 di oggi, incrementando ulteriormente il valore complessivo dell’economia della longevità italiana – ha spiegato il Professore, nel ricordare che – solo dal 2026 al 2030 passeranno di mano circa 873 miliardi, per un flusso di 174 miliardi l’anno, cui tra il 2031 e il 2035 dovrebbero aggiungersene altri 940 (cioè ben 186 ogni anno)». In particolare, come confermato sia dalle rilevazioni Istat sia dai risultati della survey Itinerari Previdenziali-Format Research, a spiccare tra i consumi dei Longennial e, soprattutto degli over 65, sono sì beni e servizi riguardanti la salute della persona (assistenza, farmaci e altre spese sanitarie), cui si affiancano però anche prodotti più in generale orientati alla cura e al mantenimento del benessere psico-fisico, ricreativo compreso (palestre, intrattenimento, viaggi, turismo, tempo libero).











