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Home » L’eterna crisi del grano duro, Confagricoltura: «Produciamo in perdita»
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L’eterna crisi del grano duro, Confagricoltura: «Produciamo in perdita»

Sala StampaDi Sala StampaLuglio 9, 20262 min di lettura
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L’eterna crisi del grano duro, Confagricoltura:  «Produciamo in perdita»

Il successo dell’export di pasta italiana nel mondo sembra lontano annui luce da campi di grano duro, materia prima alla base della produzione simbolo del Made in Italy agroalimentare, con i produttori che si preparano a trebbiare il raccolto 2026 in perdita. L’ultimo allarme arriva da Confagricoltura: le quotazioni della nenonata Cun, la Commissione unica nazionale nata dopo anni di scontri e polemiche nella filiera, per il frumento duro di qualità superiore sono oggi inferiori a 300 euro per tonnellata, «al di sotto dei costi medi di produzione: chi raccoglie grano duro quest’estate lo fa in perdita».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

In un report il centro studi dell’organizzazione sottolinea come le difficoltà della coltura vadano oltre la crisi congiunturale. Dal 2012 al 2025, le superfici coltivate a grano duro in Italia si sono ridotte del 10 per cento. Il tasso di autoapprovvigionamento è sceso dal 78% al 56,5 per cento. Oggi, per raggiungere la chimera dell’autosufficienza mancherebbero oltre 880mila ettari. «L’Italia dipende dall’estero per quasi la metà del grano duro che trasforma in pasta e questa dipendenza cresce ogni anno, con margini in contrazione per i cerealicoltori, o addirittura in perdita. Non si tratta – afferma Confagricoltura – di una crisi di mercato ma di una crisi di sovranità produttiva».

Uno scenario aggravato dall’incremento dei surplus globali. Per il 2026 è previsto infatti un nuovo aumento dell’offerta di grano duro a livello mondiale. Di conseguenza, le scorte globali, già ai massimi, cresceranno ancora, con un ulteriore effetto depressivo sui prezzi. «Tuttavia – scrive Confagricoltura – auspichiamo che la qualità della materia prima nazionale porti a un incremento delle quotazioni con una valorizzazione della pasta sui mercati italiani ed esteri».

La Confederazione non intende incentivare polemiche sullo strumento di rilevazione dei prezzi (la Cun), quanto piuttosto «promuovere una strategia di filiera che inverta la tendenza strutturale alla riduzione delle superfici coltivate e riporti il tasso di autoapprovvigionamento sopra una soglia di sicurezza, garantendo un reddito ai nostri agricoltori».

Il 15 luglio, durante l’assemblea estiva, Confagricoltura porterà questi dati e alcune proposte al ministro Lollobrigida. L’obiettivo «è sedare lamentele sterili e puntare a risposte concrete che convergano su una visione di lungo periodo per la filiera del grano duro italiano».

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