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Salute

Nessun caso in Italia, ma rafforzate le misure

Sala StampaDi Sala StampaMarzo 21, 20266 min di lettura
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Nessun caso in Italia, ma rafforzate le misure

La meningite continua a diffondersi nel Regno Unito, i casi nel Kent sono 29 ma il focolaio ha già causato due decessi. Sui 18 casi già confermati dalle analisi di laboratorio, 13 sono del sierotipo B delle meningite. “In Italia al momento non sono segnalati casi correlati al focolaio di meningite in Gran Bretagna” rassicura Maria Rosa Campitiello, capo Dipartimento della Prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie del ministero della Salute. “Abbiamo, comunque, inviato una nota informativa alle Regioni e Province autonome per rafforzare le attività di sorveglianza e garantire la tempestiva individuazione di eventuali casi sospetti, in particolare tra persone con recente viaggio nel Regno Unito. Si ricorda che la malattia meningococcica è rara, ma può avere un decorso grave”.

Intanto la famiglia della 18enne Juliette Kenny, una delle due vittime della meningite B, ha lanciato un appello per una campagna di vaccinazione di massa. La famiglia ha appoggiato le crescenti richieste della Meningitis Research Foundation di estendere l’accesso al vaccino contro la meningite B tramite il Servizio sanitario nazionale (Nhs) anche agli adolescenti e ai giovani adulti. La meningite B è causata dalla malattia meningococcica, che, secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) statunitensi, è letale per 10-15 persone infette su 100, anche se trattata. La malattia meningococcica è qualsiasi patologia causata dal batterio ‘Neisseria meningitidis’, presente nella gola e nel naso.

La corsa alla vaccinazione ha messo in difficoltà le strutture. L’Università del Kent ha chiuso la fila per l’immunizzazione nel suo campus di Canterbury “a causa di problemi di capacità”, nonostante gli sforzi del governo per raggiungere un maggior numero di persone. Ma verranno aperte altre strutture con orari più flessibili. Finora, nel Kent sono stati somministrati oltre 8.500 antibiotici e 1.600 vaccini alle persone aventi diritto.

“Sebbene gli antibiotici preventivi rimangano l’intervento chiave per proteggere le persone e arrestare la diffusione dell’infezione, la vaccinazione viene offerta come misura aggiuntiva per fornire una protezione a lungo termine a coloro che sono a maggior rischio” – precisa una nota dell’Uk Health Security Agency – “Data l’attuale domanda sul mercato privato del vaccino contro il meningococco B, 20mila dosi saranno rese disponibili dall’Nhs per garantire la continuità dell’offerta privata, consentendo a un massimo di 2.000 farmacie di ricevere i vaccini nelle prossime 48 ore”.

Circolare ministero salute: “Regioni assicurino segnalazioni tempestive”

Il rischio nella popolazione generale dell’Unione europea, legato al “focolaio di malattia menigococcica invasiva nella contea inglese del Kent”, è “considerato molto basso”. Ma, in ogni caso, l’invito del ministero della Salute alle Regioni e alle Province autonome italiane è ad “assicurare la segnalazione di eventuali casi di meningite ai sistemi di sorveglianza nazionali” e a rafforzare le misure di sorveglianza. È quanto di legge nella circolare, visionata dall’Adnkronos Salute, firmata ieri dal capo del Dipartimento della Prevenzione del dicastero, Maria Rosaria Campitiello, e inviata oltre che alle Regioni anche a tutti gli enti e istituti interessati, compreso l’Enac (Ente nazionale per l’aziazione civile), ma che non contiene indicazioni per gli aeroporti.

Il rischio per la popolazione generale nell’Ue viene ritenuto “molto basso” – si legge nella circolare – “Fra coloro che sono stati esposti il rischio di infezione è basso per i soggetti vaccinati contro il meningococco B ed è moderato per i contatti stretti di caso non vaccinati. Tra i contatti stretti dei casi è opportuno attuare misure di controllo mirate, che prevedano la somministrazione di antibiotici a scopo preventivo e la vaccinazione contro il meningococco B, sulla base di una valutazione individuale del rischio, sebbene passati 10 giorni dall’esposizione il rischio di malattia sia molto bassa”.

Le raccomandazioni del ministero della Salute a Regioni e Province autonome

1) Rafforzare la valutazione epidemiologica dei casi di malattia meningococcica invasiva con particolare attenzione a soggetti con storia recente di viaggio nel Regno Unito (area di Canterbury/Kent);  2) garantire la tempestiva identificazione e gestione di eventuali contatti stretti di caso, che dovranno ricevere chemioprofilassi ed eventuale vaccinazione contro meningococco B qualora non precedentemente vaccinati ed essere monitorati per almeno 10 giorni dall’ultima esposizione; 3) eventuali soggetti esposti devono ricevere chemioprofilassi e vaccinazione contro meningococco B se non precedentemente vaccinati; 4) assicurare la segnalazione tempestiva di eventuali casi di meningite ai sistemi di sorveglianza nazionali; 5) favorire, ove possibile, attività di tipizzazione molecolare e sequenziamento anche attraverso il supporto, ove necessario, del Laboratorio di riferimento nazionale per la malattia invasiva da meningococco presso il Dipartimento di malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità per il monitoraggio dei cluster.

Società italiana di pediatria: “Vaccini arma più efficace”

“Il recente focolaio di meningite meningococcica B nel Regno Unito, che ha coinvolto studenti e causato anche decessi, conferma ancora una volta che il vaccino è la più importante arma che abbiamo contro una malattia infettiva che può avere esiti fatali o gravemente invalidanti”, afferma il presidente della Società Italiana di Pediatria (Sip), Rino Agostiniani. La meningite meningococcica è un’infezione batterica invasiva che può manifestarsi e progredire molto rapidamente, anche nell’arco di poche ore. I sintomi iniziali possono essere aspecifici, come febbre e malessere, rendendo difficile un riconoscimento tempestivo. Tuttavia, l’evoluzione può portare a quadri clinici severi, con sepsi, danni neurologici permanenti o morte, ricorda una nota Sip.

“I soggetti più a rischio sono i bambini nel primo anno di vita e gli adolescenti” – sottolinea Agostiniani – “due fasce molto diverse ma entrambe vulnerabili: i più piccoli per l’immaturità del sistema immunitario, i più grandi per le maggiori occasioni di trasmissione legate alla vita sociale”. La buona notizia è che esiste un vaccino efficace. In Italia la vaccinazione contro il meningococco B è offerta gratuitamente nel primo anno di vita, garantendo una protezione precoce nei soggetti più fragili. Per gli adolescenti, invece, l’offerta varia da Regione a Regione, rappresentando un esempio delle diseguaglianze di salute su base territoriale che la Sip denuncia da tempo.

Ai genitori e agli adolescenti si raccomanda di verificare e completare il proprio percorso vaccinale. “Proprio in questa fascia d’età si concentra una maggiore esposizione al rischio, legata alla vita di comunità, alla socialità e ai contatti ravvicinati. Per questo è fondamentale controllare lo stato vaccinale e promuovere il completamento dei cicli e delle vaccinazioni raccomandate. La prevenzione non si esaurisce nei primi anni di vita, ma deve accompagnare tutto il percorso di crescita”, aggiunge Agostiniani. Il caso britannico evidenzia inoltre i rischi legati alla disinformazione: “Mettere in dubbio l’efficacia e la sicurezza dei vaccini significa aumentare concretamente l’esposizione a malattie gravi ma prevenibili. La diffusione di informazioni scorrette, insieme alla scarsa consapevolezza del rischio e alla mancata aderenza alle tempistiche del Calendario vaccinale, riduce l’adesione vaccinale, creando sacche di suscettibilità, con conseguenze reali sulla salute pubblica. È fondamentale affidarsi a fonti scientifiche autorevoli e rafforzare una comunicazione chiara, basata su evidenze”.

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