Il food italiano guadagna, ma in azienda non passa il testimone. È quanto emerge dall’analisi di conti e governance di 1.137 imprese o gruppi alimentari a controllo familiare – dai salumifici veneti ai pastifici del Sud, dai vini del Nord-Est alle conserve campane – che rappresentano il 66% delle oltre 1.700 aziende agroalimentari con fatturato superiore ai 20 milioni censite dall’Osservatorio Aub (Aidaf, UniCredit, Bocconi). I numeri dell’elaborazione condotta uin esclusiva per Food24 disegnano un ritratto contraddittorio: aziende solide, ma sempre più esitanti quando si tratta di cambiare la guardia al vertice.
Fatturato e redditività
Dopo il rallentamento del biennio 2021-2022, il 2023 e il 2024 segnano un recupero evidente. La crescita media del fatturato torna sostenuta: +4,9% nel 2023 e +3,2% nel 2024, pur restando nel 2024 leggermente sotto le non familiari food (+4,1%). Il rapporto tra posizione finanziaria netta e la marginalità (Ebitda) scende a 3,7, al di sotto delle non familiari (4,3). Tuttavia il Roi (ritorno sull’investimento) raggiunge il 9,6%, quasi il doppio del 5,5% delle non familiari, mentre il Roe (ritorno sul capitale proprio) si attesta al 10,4% contro il 4,5 per cento.
«Un risultato rilevante perché controtendenza rispetto alla media nazionale, dove l’ultimo biennio ha visto invece un calo della redditività» osserva Fabio Quarato, docente e managing director della Cattedra Aidaf-Ey in Strategia delle Imprese Familiari dell’Università Bocconi.
Successione complicata
È quando si sposta lo sguardo sulla successione che il ritratto si complica. Le familiari food hanno al vertice un membro della famiglia nel 79,3% dei casi (76,9% la media Aub) e il 28,5% dei leader ha oltre 70 anni, contro il 25,9% nazionale. Nei consigli solo il 35,6% include almeno un terzo di donne (39% la media Aub) e la presenza di almeno un consigliere non familiare si ferma al 52,4%, sotto la media dell’Osservatorio (55,5%). L’unico segnale positivo riguarda i giovani: il 30,4% dei board annovera almeno un under 40, contro il 26,1% nazionale.
Il settore con la maggiore solidità finanziaria è così anche quello in cui il passaggio generazionale avviene meno spesso. Dopo il picco del 2,3% nel 2020, la quota di aziende che effettuano la transizione è scesa all’1% nel 2024, quando la media Aub si attestava all’1,6 per cento.










