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Home » Tumori cerebrali rari, l’innovazione richiede di riorganizzare le cure
Salute

Tumori cerebrali rari, l’innovazione richiede di riorganizzare le cure

Sala StampaDi Sala StampaGiugno 4, 20263 min di lettura
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Tumori cerebrali rari, l’innovazione  richiede di riorganizzare le cure

Negli ultimi anni la Neuro-oncologia sta vivendo una trasformazione profonda. L’introduzione della diagnostica molecolare ha cambiato il modo di classificare i tumori cerebrali, mentre l’arrivo di nuove terapie mirate, frutto dell’oncologia di precisione, sta modificando concretamente la storia naturale di alcune patologie fino a poco tempo fa destinate a un’evoluzione pressoché fatale.

Una fase nuova

È il caso dei gliomi di basso grado IDH-mutati, tumori cerebrali rari che colpiscono frequentemente persone giovani, spesso tra i 35 e i 45 anni, nel pieno della vita familiare e lavorativa. Per questi pazienti si sta aprendo una fase nuova. Le più recenti innovazioni terapeutiche, e nello specifico vorasidenib, inibitore di IDH1 e 2 , consentono infatti di rallentare significativamente la progressione della malattia, ritardando il ricorso a trattamenti più aggressivi quali radioterapia e chemioterapia e preservando più a lungo autonomia, funzioni cognitive e qualità della vita. Quando una malattia cambia, però, non cambia soltanto la prognosi.

Accompagnare i pazienti

Cambiano anche i bisogni delle persone e le responsabilità del sistema sanitario. Per molti anni la sfida principale è stata garantire diagnosi accurate, trattamenti appropriati e follow-up specialistici. Oggi si aggiunge una nuova esigenza: accompagnare pazienti che vivono più a lungo con la propria malattia e che necessitano di percorsi assistenziali capaci di integrare competenze cliniche, supporto territoriale, riabilitazione, sostegno psicologico e tutela della qualità della vita. È una sfida che il Servizio sanitario pubblico non può permettersi di sottovalutare. Perché l’innovazione terapeutica produce valore reale soltanto quando il sistema è in grado di accoglierla e tradurla in percorsi di cura efficaci, accessibili e sostenibili.

La rete del Piemonte

Da questo punto di vista il Piemonte parte da una posizione privilegiata. La Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta rappresenta da anni una delle più avanzate esperienze italiane di integrazione tra ospedale e territorio, un modello che ha contribuito a ridurre la frammentazione dei percorsi e a garantire ai pazienti una presa in carico strutturata e continuativa. All’interno di questa esperienza si è sviluppata, su modello “Hub and Spoke” la Rete Neuro-oncologica regionale che, grazie al coordinamento del centro Hub e alla collaborazione tra centri specialistici, ha consentito di costruire percorsi condivisi, valorizzare la multidisciplinarietà e concentrare competenze ed esperienza clinica nelle patologie più rare e complesse.

Il Model Pathway

È in questo contesto che il 29 maggio scorso, a Palazzo Lascaris a Torino, istituzioni regionali, clinici, professionisti sanitari, associazioni dei pazienti e rappresentanti della programmazione sanitaria si sono confrontati sul futuro della presa in carico dei gliomi IDH-mutati. Al centro della discussione il Model Pathway regionale, uno strumento di governance pensato per accompagnare l’innovazione terapeutica e trasformarla in un’organizzazione delle cure capace di garantire uniformità di accesso, continuità assistenziale e integrazione tra ospedale e territorio, esportabile anche ad altri ambiti clinici. L’obiettivo non è sostituire quanto già esiste, ma valorizzare e rafforzare l’esperienza maturata negli anni dalla rete oncologica, individuando in modo condiviso quali elementi debbano essere garantiti a tutti i pazienti: dalla profilazione molecolare alla multidisciplinarietà, dalla continuità del follow-up all’integrazione con i servizi territoriali.

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