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Notizia

Meloni: pronti a aumentare spese militari, ma con i nostri tempi e modi

Sala StampaDi Sala StampaLuglio 8, 20264 min di lettura
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Meloni: pronti a aumentare spese militari, ma con i nostri tempi e modi

Non torna sul meme di Donald Trump sulla necessità di un “ordine restrittivo” per lei, trattata come fosse una stalker da tenere a distanza. E rivendica «l’investimento politico» fatto «sull’unità dell’Occidente». Assicura che l’Italia è intenzionata «a rispettare gli impegni» sulle spese per la difesa, ma «in modo sostenibile, stabilendo noi i tempi, i modi e le priorità in base al contesto». L’Italia inoltre continuerà con le forniture militari a Kiev. E non cambia linea sul no alla concessione delle basi militari per gli attacchi Usa all’Iran. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni parla a tutto campo nella conferenza stampa al termine del vertice Nato ad Ankara.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Meloni: non mi pento di nulla con Trump, punto all’unità dell’Occidente

Da settimane la linea di Palazzo Chigi è chiara: non replicare colpo su colpo alle uscite del tycoon. Meloni non commenta l’ultimo post del presidente statunitense Donald Trump. «Avevo detto che non sarei tornata su questo argomento e non tornerò su questo argomento» scandisce. Ma a chi le chiede se si pente dell’investimento politico fatto sul rapporto con Donald Trump replica: «Non mi pento di nulla di quello che ho fatto. L’investimento politico l’ho fatto per convinzione sull’unità dell’Occidente. Non è una strategia che ho messo in campo con l’arrivo di Trump, ma che ho con tutti i miei interlocutori che ho avuto di fronte». Con Trump «ci sono affinità – riconosce – dall’immigrazione alla cultura woke, quindi ritenevo che potesse essere più semplice. Le cose stanno andando come abbiamo visto ma non cambio idea su quale sia l’interesse italiano, perché le scelte che io faccio non sono scelte di piccolo cabotaggio, dettate da scelte elettorali». E ancora: «Secondo me nell’interesse nazionale italiano ed europeo c’è l’unità e il rafforzamento dell’unità occidentale».

Su basi Usa confermiamo linea, non parteciperemo agli attacchi

 Nessun cambio di linea sull’utilizzo delle basi militari in Italia, a partire da Sigonella, per gli attacchi americani all’Iran, malgrado il disappunto reiterato di Trump al riguardo («L’Italia è stata pessima»). «Abbiamo avuto una linea molto chiara dall’inizio del conflitto in Iran e quella linea manteniamo. Abbiamo rispettato i nostri impegni, come sempre fanno le nazioni serie, dopodiché abbiamo detto che non avremmo partecipato agli attacchi all’Iran, non stiamo partecipando agli attacchi all’Iran e non parteciperemo agli attacchi all’Iran». Meloni si è detta «molto preoccupata» per la recrudescenza degli attacchi in Iran percheè «finora l’opzione militare non ha portato risultati così concreti», dicendosi convinta della necessità «di insistere sulla capacità e sulla possibilità di un negoziato»

Rispettiamo impegni spesa sulla difesa ma decidiamo noi come

 Meloni ha ricordato che l’Italia si è presentata a questo vertice Nato «con una percentuale del 2,8% del proprio Pil investita in difesa e sicurezza, con un aumento dello 0,71% rispetto all’anno precedente». Un aumento legato soprattutto alla componente sicurezza (la spesa “core” per gli armamenti è al 2,1%) intesa come «dominio più ampio» che include le spese per la protezione delle infrastrutture critiche e delle catene di approvvigionamento, per la cybersicurezza, per la sicurezza energetica, per la tutela dei confini, financo per la risposta alle emergenze. Tutti aspetti fondamentali perché «incidono direttamente sulla libertà, sulla prosperità, sulla crescita, sulla qualità della vita dei cittadini e delle nostre comunità». Il punto insomma non è solo «quanto investiamo» ma «cosa investiamo» in «difesa e sicurezza».

Meloni è ben consapevole di essere vincolata a un impegno che prevede un aumento della spesa al 5% entro il 2035. Ma chiarisce: «Vogliamo rispettare gli impegni ma vogliamo farlo in modo sostenibile, stabilendo noi i tempi, modi, priorità in base al contesto e alle nostre possibilità». Senza togliere risorse «ad altri capitoli che considero ugualmente importanti», come la sanità. Nessun riferimento a cifre per gli anni prossimi, anche se il ministro della Difesa Guido Crosetto, anche lui presente ad Ankara insieme al ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha resa nota l’intenzione di approvare nella prossima manovra investimenti ulteriori per la difesa da 19 miliardi complessivi tra 2027 e 2028. Il tema, tuttavia, resta delicato: alcuni settori della maggioranza, a partire dalla Lega, sono freddi sul punto. Non solo. Siamo già entrati in una lunga campagna elettorale e il capitolo spese militari è considerato impopolare.

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