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Economia

cosa può succedere e cosa fanno altri Paesi

Sala StampaDi Sala StampaAprile 2, 20263 min di lettura
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cosa può succedere e cosa fanno altri Paesi

La crisi energetica legata alle tensioni in Medio Oriente sta riportando al centro del dibattito europeo una parola che sembrava archiviata dopo il 2022: austerity energetica. Non si tratta ancora di razionamenti obbligatori, ma le indicazioni arrivate dalla Commissione europea segnano un cambio di tono significativo. L’obiettivo è tagliare la domanda di energia prima ancora di intervenire sull’offerta. 

Il commissario all’energia Dan Jørgensen ha esplicitato la linea: bisogna “prepararsi tempestivamente” a uno scenario più critico la riduzione della domanda diventa uno strumento centrale. Jørgensen ha parlato di una situazione “molto grave”, senza una fine chiara in vista. Anche in caso di una fine immediata del conflitto, ha spiegato, non si tornerebbe rapidamente alla normalità.

Le misure suggerite (non ancora obbligatorie) puntano soprattutto sui trasporti e sull’uso dei carburanti:

  • ridurre l’uso di diesel e carburanti per l’aviazione
  • incentivare smart working e lavoro da remoto
  • limitare gli spostamenti non necessari
  • favorire trasporto pubblico e car sharing
  • valutare limiti di velocità più bassi
  • scoraggiare i voli quando esistono alternative

Parallelamente, Bruxelles invita anche a rinviare manutenzioni non urgenti nelle raffinerie, aumentare l’uso di biocarburanti, evitare politiche che aumentino i consumi. 

Dall’inizio degli attacchi contro l’Iran, i prezzi di petrolio e gas sono aumentati fino al 70%, mentre cresce il timore di una crisi globale con effetti economici paragonabili – o superiori – a quelli della pandemia o della crisi petrolifera degli anni ’70.

Nonostante l’urgenza, il vertice straordinario dei ministri dell’Energia dell’Ue si è concluso senza misure concrete. La Commissione ha però promesso un nuovo pacchetto di interventi a livello europeo nelle prossime settimane.

Le misure adottate da altri Paesi

Alcuni Paesi hanno già adottato misure drastiche: in Bangladesh università chiuse e blackout programmati, in Myanmar auto a giorni alterni e carburante razionato, in Slovenia limiti diretti all’acquisto di carburante.

Altrove si cerca di cambiare le abitudini quotidiane: in Thailandia meno aria condizionata e niente giacche negli uffici, in Vietnam inviti a usare meno l’auto e più mezzi pubblici o biciclette, in Egitto chiusure anticipate e smart working per ridurre i consumi.

In altri casi si punta sugli incentivi: in Australia trasporti pubblici gratuiti, nelle Filippine settimana lavorativa ridotta e sussidi ai trasporti.
 

In Italia non sono per ora previste misure per il risparmio imposte ai cittadini, e la risposta passa soprattutto dai prezzi: taglio delle accise su benzina e diesel, misura temporanea in vigore fino al 7 aprile, ma che potrebbe essere prorogata (domani, 3 aprile, il Consiglio dei ministri si occuperà di questo). Va anche detto che al momento il taglio delle accise non ha prodotto un reale risparmio per le famiglie, prevalentemente mangiato dai rincari in particolare del gasolio. Ora al Senato un decreto bollette per famiglie con Isee sotto ai 10mila euro.

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