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Home » Il digiuno intermittente non batte la dieta ipocalorica in caso di obesità e forte sovrappeso
Salute

Il digiuno intermittente non batte la dieta ipocalorica in caso di obesità e forte sovrappeso

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 19, 20264 min di lettura
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Il digiuno intermittente non batte la dieta ipocalorica in caso di obesità e forte sovrappeso

Se non è una bocciatura, poco ci manca. Si raffreddano gli entusiasmi sul digiuno intermittente nelle sue diverse forme. Dopo tante attese, modelli proposti sui social e prospettive di calo ponderale aneddoticamente indicate, i numeri di una grande ricerca scientifica ridimensionano di molto le speranze di lotta a sovrappeso ed obesità legate al digiuno intermittente. A sancire questo giudizio, con un parere che non lascia spazio a grandi discussioni, seppur raccolto su numeri non elevatissimi di pazienti, è una revisione Cochrane degli studi disponibili. Conclusione sintetica: chi segue il digiuno intermittente per non arrossire sulla bilancia non dovrebbe prospettarsi risultati diversi rispetto a quanto possono offrire le diete ipocaloriche tradizionali in termini di benefici sul metabolismo e chili in rapida discesa. E c’è anche qualche insidia, visto che questa modalità di assunzione dei cibi potrebbe anche sollecitare, in soggetti predisposti, tendenze ad un rapporto non ottimale con l’alimentazione.

Una ricerca molto attenta

Lo studio, coordinato da Luis Garegnani e Eva Madrid come autrice principale, del Centro associato Cochrane dell’Universidad Hospital Italiano de Buenos Aires, ha preso in esame le osservazioni derivanti da 22 trial clinici randomizzati su una popolazione di quasi 2000 soggetti tra Nord America, Europa, Cina, Australia e Sud America. Gli studi hanno esaminato diverse forme di digiuno intermittente, tra cui il digiuno a giorni alterni, il digiuno periodico e l’alimentazione a tempo limitato (cioè pasti concentrati in una fascia oraria limitata del giorno, seguita da un’ampia pausa senza toccare cibo). La maggior parte degli studi ha seguito i partecipanti per un massimo di 12 mesi. La revisione ha confrontato il digiuno intermittente con i consigli dietetici tradizionali e con l’assenza di intervento. E purtroppo la valutazione ha smorzato gli entusiasmi, tanto da far dire allo stesso Garegnani che il digiuno intermittente non sembra avere un effetto clinicamente significativo sulla perdita di peso rispetto alle altre due opzioni (diete classiche o non fare nulla). “Non sembra funzionare per gli adulti sovrappeso o obesi che cercano di dimagrire – è il parere dell’esperto”.

Quando si parla di digiuno intermittente

“Il digiuno intermittente è un approccio relativamente nuovo alla perdita di peso – riportano gli studiosi. Si tratta di periodi in cui le persone mangiano poco o nessun cibo (digiuno), seguiti da periodi in cui mangiano normalmente”. In questo senso, ovviamente, il modello può variare, dall’assumere cibo solo nel corso di una certa fascia oraria, il digiuno in certi giorni della settimana o l’alternanza tra giorni in cui si mangia normalmente e giorni in cui si mangia molto poco. Alcune osservazioni riportano che questa modalità di alimentazione può avere benefici su alcuni aspetti biologici, ma non è chiaro se sia migliore rispetto a una dieta convenzionale per perdere peso nelle persone obese o in sovrappeso.

Importante l’approccio su misura

Ancora una volta, dunque, si conferma come l’approccio nutrizionale vada sempre fatto da uno specialista e non semplicemente “copiato” sulla scorta di indicazioni generali, siano esse trasmesse dai social o da influencer. Sia chiaro. l’analisi dei dati, per la ristrettezza del campione esaminato, non permette di emettere un chiaro verdetto finale. Ma ci vuole attenzione. e soprattutto, non si debbono scegliere modelli alimentari “a scatola chiusa”. Gli stessi autori dello studio ne sono convinti, tanto da segnalare come dice Garegnani che “il digiuno intermittente può essere un’opzione ragionevole per alcune persone, ma le prove attuali non giustificano l’entusiasmo che vediamo sui social media”. Soprattutto secondo la scienza, non si possono prevedere scorciatoie quando si parla di obesità, patologia cronica che va affrontata come tale. Questo è molto importante. E una volta di più segnala quanto e come occorra un approccio su misura. “Con le prove attualmente disponibili – conclude l’autrice senior Eva Madrid, della Cochrane Evidence Synthesis Unit Iberoamerica – è difficile formulare una raccomandazione generale. I medici dovranno valutare caso per caso quando consigliano a un adulto in sovrappeso di perdere chili”.

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