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Home » Liste d’attesa e innovazione: gli italiani danno i voti al Ssn e indicano le priorità
Salute

Liste d’attesa e innovazione: gli italiani danno i voti al Ssn e indicano le priorità

Sala StampaDi Sala StampaMarzo 4, 20264 min di lettura
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Liste d’attesa e innovazione: gli italiani danno i voti al Ssn e indicano le priorità

Per gli italiani la sanità resta una priorità su cui il governo deve investire creando un terreno favorevole per l’innovazione, percepita come il principale motore per la crescita economica e leva indispensabile per favorire il benessere ad una popolazione sempre più avanti con l’età. E’ il quadro tratteggiato da un’indagine condotta da Euromedia Research presentata nel corso dell’ottava edizione di “Investing for Life Health Summit”, evento organizzato da MSD Italia al museo Maxxi di Roma, che promuove con riserva il Servizio sanitario nazionale.

L’esito del sondaggio Euromedia

I tempi lunghi d’attesa sono considerati il principale problema del Servizio sanitario nazionale dal 58% degli intervistati (erano il 62% nel 2024). Ma in cima alle richieste figurano anche l’efficienza dei Pronto soccorso e dei servizi di emergenza (38% degli intervistati) e l’assistenza ospedaliera (25%). Il sondaggio rileva, inoltre, come per il 46% degli intervistati (in crescita rispetto al 40% del 2024) il diritto alla salute non sia pienamente soddisfatto. “Al contrario – ha spiegato Alessandra Ghisleri, Ceo di Euromedia Research – le valutazioni positive si riscontrano in alcune regioni del Nord, come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, rafforzando la percezione di un sistema sanitario diseguale, legato più alle performance territoriali che a standard nazionali uniformi”. È inoltre diffusa la convinzione che l’Italia investa meno della media Ue in sanità (38%) mentre il giudizio sul Servizio sanitario nazionale che in pagella non raggiunge la sufficienza (voto medio: 5,74) “risente non solo della quantità delle risorse, ma anche di una gestione percepita come inefficiente e della mancanza di priorità politiche chiare”. Il 44% degli italiani, inoltre, conclude Ghisleri “ritiene molto importante lo sforzo di ricerca e sviluppo dell’industria farmaceutica nella lotta alle principali malattie”.

Luppi: eliminare il payback e investire sull’innovazione

“Grazie al progresso della ricerca scientifica – ha detto Nicoletta Luppi, presidente e amministratrice delegata di Msd Italia – abbiamo dato una speranza di vita a molti pazienti ed è solo puntando sull’innovazione che potremo continuare a farlo”. Il settore farmaceutico è trainante per l’economia e il tessuto sociale del territorio con esportazioni che lo scorso hanno hanno sfiorato i 70 miliardi di euro. “E’ necessario – ha aggiunto Luppi – preservare e sostenere questa eccellenza eliminando il payback farmaceutico e avviando una riforma sistemica che incentivi la progettualità industriale”. In altre parole è urgente riconoscere il valore strategico dell’industria farmaceutica “considerandola non solo una voce di spesa ma un fattore decisivo di crescita, sostenibilità e competitività che possa garantire cure eque ed efficaci”.

Anche per il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, per mantenere e consolidare la leadership dell’industria farmaceutica “sono essenziali un quadro regolatorio e politiche industriali che favoriscano innovazione, collaborazione pubblico-privato e accesso tempestivo alle nuove terapie”. “In questo contesto – ha spiegato – si inserisce il dibattito internazionale su strumenti come la ’Most Favored Nation’ che lega i prezzi nazionali ai livelli più bassi applicati in altri Stati”.

Avviare un confronto costruttivo con le Regioni

Dal canto suo il ministro della Salute, Orazio Schillaci, è tornato sul tema delle liste d’attesa, una criticità che da decenni costituisce un vero e proprio ostacolo all’accesso alle cure. “Mi ha colpito che il sondaggio di Euromedia Reasearch – ha sottolineato – mostri una crescita della percentuale di chi, senza mettere in dubbio l’autonomia regionale, ritiene che un ruolo maggiore dello Stato migliorerebbe l’efficienza dell’assistenza sanitaria, darebbe maggiore uniformità e ridurrebbe le tante, troppe disuguaglianze che ancora oggi sono presenti sul territorio nazionale. È un dato che deve farci riflettere”. Mentre il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, e il presidente della commissione Finanze del Senato, Massimo Garavaglia, sono intervenuti sul payback, un meccanismo nato molti anni fa come misura di contenimento “ma oggi divenuto uno strumento surrettizio per coprire i buchi di bilancio delle Regioni con il paradosso che chi sfora di più incassa di più dalle aziende”. Un correttivo, secondo Garavaglia, sarebbe quello di togliere le quote a carico delle aziende e lasciare alle Regioni la piena responsabilità della programmazione con un tetto di spesa chiaro e vincolante. Sarebbe una soluzione semplice – conclude – che riporterebbe razionalità e trasparenza”.

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